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Lo sport italiano dal 1946: 1966

La tragedia di Brema
2 settembre 2012 Stampa articolo

Una nuova tragedia aerea si abbatte sullo sport italiano. E’ il fior fiore del ritrovato nuoto italiano a perire nel rogo di Brema: Bianchi, Rora, De Gregorio, Chimisso, Carmen Longo, Luciana Massenzi, Daniela Samuele, il tecnico federale Paolo Costoli. Un dramma umano, ma anche sportivo, che segnerà per anni la vita del nuoto italiano. E’ Klaus Dibiasi a restituire un po’di fiducia e di gioia all’ambiente; la rivelazione di Tokio ha ormai una dimensione internazionale e la consolida conquistando il titolo europeo di tuffi dalla piattaforma.

Mentre Carlo Senoner vince nel mondiale di slalom, in atletica leggera prosegue il dominio italiano negli ostacoli. Ai Campionati europei di Budapest Roberto Frinolli vince la gara dei 400 ostacoli; nei 110 ostnaturale. Abdon Pamich si conferma campione d’Europa nei 50 km di marcia.

Ai successi atletici corrisponde la più grande umiliazione della storia del calcio italiano. Ai mondiali inglesi, in quel di Middlesborough, la nazionale è eliminata in qualificazione dai carneadi della Corea del Nord.

La pillola non viene digerita dall’opinione pubblica neanche con l’aiuto delle conquiste mondiali da parte dei pistard Beghetto e Faggin, della nuova stella del motociclismo Giacomo Agostini e soprattutto dei nostri pugili che segnano un record eccezionale: tre titoli mondiali contemporaneamente: Burruni nei mosca, Lopopolo nei superleggeri, Benvenuti nei superwelter. Attorno a loro altri quattro pugili sul trono europeo. Altri titoli mondiali nel kart con Susanna Raganelli, nelle bocce, nel Vaurien di vela con Gavazzi.acoli l’oro premia un altro figlio d’Alpe, il valdostano Eddy Ottoz, straordinario talento

 RICOSTRUZIONE STORICA DELLA TRAGEDIA DI BREMA di  Luca Stanzani per conto di Nuoto .it

 (Fonte http://www.nuoto.it/leggi.php?leggiID=16366)

  La tragedia di Brema fu un incidente aereo avvenuto il 28 gennaio 1966 all’aeroporto di Brema, dove persero la vita tutte le 46 persone a bordo. A bordo dell’aereo della Lufthansa, partito da Francoforte, vi era una selezione della nazionale italiana di nuoto ed il giornalista Nico Sapio, diretti al meeting di Brema, uno dei più prestigiosi eventi della stagioneLe cause dell’incidente non sono state mai del tutto chiarite. Giunto a Brema in condizioni di scarsa visibilità, il velivolo non era riuscito a rimanere nel corridoio di discesa, probabilmente per un malfunzionamento degli strumenti. Il pilota aveva abortito la procedura di atterraggio e impostato una virata, che però, forse a causa di una errata attivazione degli ipersostentatori o di un malore del pilota, portò l’aereo in stallo. A causa delle scarse prestazioni di quel modello di aereo e della vicinanza al suolo, prima che il pilota potesse adottare le necessarie contromisure – manovre comunque difficili da effettuare in situazione di volo strumentale – l’aereo si schiantò al suolo. Nell’incidente persero la vita tutti i 42 passeggeri e i 4 membri dell’equipaggio.

 Ricostruzione storica della tragedia

 

Grazie al lavoro certosino dell’amico e collega Luca Stanzani, che rigranziamo per l’ottimo lavoro svolto, pubblichiamo una ricostruzione storica della Tragedia di Brema. Riteniamo possa essere questo un documento utile ai più giovani che non conoscono quel tragico evento e utile a tutti noi per ricordare una volta ancora i caduti del 28 gennaio 1966 alla cui memoria è appunto dedicata la Coppa Caduti di Brema, la manifestazione inzierà fra qualche settimana con la disputa delle fasi regionali .

Perchè la “BREMA”?

 Con l’arrivo del mese di dicembre, si avvicina la fatidica data in cui si “scende in acqua” per i concentramenti regionali della Coppa Brema, dove le prime otto squadre d’Italia (maschile e femminile) in base al punteggio ottenuto in qualifica, daranno vita alla finale nazionale, che si disputerà alla fine del mese di gennaio. Questo appuntamento, ormai è considerato dagli addetti ai lavori, come il vero campionato a squadre invernale, ma cosa vuol dire “La Coppa Brema ”?

 Non tutti sanno che il 28 gennaio 1966 all’aeroporto di Brema precipitò al suolo, in fase di atterraggio, il velivolo della Lufthansa che trasportava 46 persone, di cui 7 atleti della nazionale azzurra, il loro tecnico Paolo Costoli ed il commentatore RAI, Nico Sapio. Nessun superstite. Noi di NPI (dopo un lungo e paziente lavoro) vorremmo provare a raccontarvi cosa successe, affinché il vero spirito di questa competizione non sia solo il “toccare davanti”, ma anche rendere onore a questi atleti che venivano considerati come la nazionale più forte che l’Italia avesse mai espresso dal dopoguerra.

 Il 1965 era stato un anno d’oro per il nuoto azzurro, uscivamo vincenti dal “Sei Nazioni” davanti ad Inghilterra e Germania Ovest, con una rinnovata forza e la consapevolezza di avere finalmente un gruppo di giovani validi per guardare con ottimismo al futuro, guidati da un capitano entusiasta e veloce come Bruno Bianchi, da un ex-primatista europeo nei 100 dorso, Dino Rora, che puntava a riprendersi lo scettro continentale e Sergio De Gregorio che risultava terzo nelle graduatorie europee dei 200 sl.

Il palcoscenico di Brema, meeting importantissimo che richiama nuotatori americani, australiani e giapponesi, rappresentava quindi il trampolino ideale per una consacrazione internazionale.

 In pieno fermento da convocazioni, nel gennaio ’66 iniziano a circolare i nomi della pattuglia che avrebbe rappresentato l’Italia; Bruno Bianchi e Dino Rora (FIAT Ricambi), Amedeo Chimisso (R.N. Patavium) che sta esplodendo nel dorso e nei misti, De Gregorio (Roma Nuoto) che viene “premiato” per essere al momento il miglior nuotatore d’Italia, per il settore femminile il primo nome è quello di Luciana Massenzi (Roma Nuoto), dorsista, alla quale andrà ad aggiungersi qualche altra ragazza.

 Come spesso accade però, è un piccolo avvenimento che può cambiare la vita delle persone, ed anche questa volta il destino, beffardo, mette la sua mano sulla scelta degli atleti e del tecnico, decidendo chi avrà salva la vita e chi purtroppo, No.

 E così che il presidente federale Parodi, suggerisce il nome di Daniela Samuele (Can. Olona) farfallista e mistista, di cui conosce bene i sacrifici a cui si sottopone per poter nuotare, ed all’ultimo spunta il nome di Carmen Longo (R.N. Bologna) ranista, che si mette in evidenza per gli ottimi tempi che sta nuotando, andrà anche lei a Brema; purtroppo. Il gruppo è così completo, il tecnico non sarà Bubi Dennerlein come inizialmente comunicato, ma Paolo Costoli, molto popolare per la sua personalità ed il suo passato, è stato il più famoso nuotatore italiano dell’anteguerra, oltre ad essere l’allenatore di De Gregorio e Massenzi. SI PARTE! Nel contempo si apprende la notizia che il meeting sarà trasmesso in eurovisione.

 Curiosamente, da questo gruppo rimangono esclusi i laziali Daniela Beneck e Pietro Boscaini cui il loro tecnico esprime parere negativo in merito alla loro partecipazione al meeting, in quanto completamente fuori condizione, dovranno a lui la loro vita, mentre la “numero uno” di farfalla e misti, Elisabetta Noventa deve ringraziare un esame universitario improrogabile.

 Il ritrovo è previsto a Milano, con partenza da Linate, ma l’aeroporto è chiuso per nebbia, bisognerebbe andare a Brema in treno, ma i nuotatori non sono contenti in quanto il viaggio risulterebbe troppo lungo, la federazione trova comunque una soluzione, un aereo della Swissair partirà ugualmente facendo scalo a Zurigo, da lì si potrà raggiungere Francoforte e poi Brema. Gli azzurri, ai quali si era aggiunto all’ultimo il telecronista RAI, Nico Sapio, arriveranno a Zurigo e poi da lì a Francoforte, ma perderanno fatalmente la coincidenza per Brema, aspetteranno il volo successivo che si schianterà al suolo.

 In un’ Italia di 40 anni fa, dove non esisteva internet, telefonia mobile e televisione via cavo, la notizia all’inizio passò abbastanza inosservata, anche perché la nostra nazionale non doveva trovarsi su quel volo, ma una ridda di voci che rimbalzavano sempre più insistenti anticiparono quanto le autorità tedesche avrebbero da lì a poco confermato.

In varie città d’Italia, da Torino, a Roma, a Bologna, a Milano, a Venezia, a Trieste, qualcuno con la morte nel cuore fu costretto ad informare famiglie, che non volevano e non potevano credere a certe parole.

Il padre di Daniela Samuele, fuori città per lavoro, apprese della sciagura dai giornali in edicola il giorno successivo.

Questo è il motivo per cui la Federazione, per commemorare la memoria di questi atleti, ha ideato la “Coppa Brema”, inizialmente riservata a quelle società che avevano perduto i loro ragazzi per colpa di un destino nefasto.

Venne successivamente aperta a tutte le squadre, nella formula che noi oggi conosciamo

 BRUNO BIANCHI (FIAT RICAMBI), nato a Trieste il 26 – 9 – 1943, capitano della nazionale, tre volte campione italiano assoluto nei 100 e 200 s.l., più volte primatista italiano, vanta ben 40 presenze in azzurro con due partecipazioni olimpiche Roma ’60 e Tokyo ’64 dove arrivò ottavo con la staffetta 4 x 200 s.l.

Il nuovo impianto natatorio di Trieste è a lui dedicato.

 

CHIAFFREDO “DINO” RORA (FIAT RICAMBI), nato a Torino il 5 – 3 – 1945, allora era una dei quattro nuotatori italiani ad aver detenuto il record europeo nei 100 dorso con 1’01”9. Quindici titoli assoluti e tredici primati italiani di cui 5 individuali nei 100 e 200 dorso. Vanta 15 presenze in azzurro con una partecipazione olimpica a Tokyo ’64 dove raggiunse la finale in staffetta.

La piscina di Torino della SISPORT FIAT porta il suo nome.

 

SERGIO DE GREGORIO (ROMA NUOTO), nato a Roma il 24 – 2 – 1946, aveva conquistato cinque titoli assoluti nei 200 – 400 – 1500 s.l. e 16 record di cui 8 individuali. Vanta 16 presenze in azzurro con una partecipazione olimpica a Tokyo ’64 dove raggiunse la finale in staffetta.

 

 AMEDEO CHIMISSO (R.N. PATAVIUM), nato a Venezia il 26 – 10 – 1946, detentore della miglior prestazione “ognivasca” nei 200 misti, stabilita due giorni prima della tragedia con 2’24”2; si distingueva molto bene anche nel dorso.

Era all’alba della sua esperienza azzurra con una sola presenza.

 

LUCIANA MASSENZI (ROMA NUOTO), nata a Roma il 22 – 11 – 1945, aveva conquistato 4 titoli assoluti nei 100 dorso e sei volte primatista italiana nella medesima distanza. Vanta 10 presenze in azzurro.

 

 

CARMEN LONGO (R.N. BOLOGNA), nata a Bologna il 16 – 8 – 1947, aveva conquistato 4 titoli assoluti nei 100 e 200 rana, primatista italiana nei 200 rana. Vanta 4 presenze in azzurro.

La piscina di Bologna porta il suo nome.

 

DANIELA SAMUELE (CAN. OLONA), nata a Genova l’ 11 – 9 – 1948, mistista e delfinista non aveva ancora vinto un titolo assoluto al cospetto di una brillante carriera giovanile. I suoi primati personali erano di 1’13″6 nei 100 delfino e 6’01″8 nei 400 misti. Vanta 2 presenze in azzurro.

La piscina di Milano porta il suo nome.

 

PAOLO COSTOLI (All. ROMA NUOTO), nato a Firenze il 12 – 6 – 1910, è stato il più forte nuotatore italiano dell’anteguerra, due medaglie di bronzo agli Europei del ’31 e due medaglie d’argento agli Europei del ’34 nei 400 e 1500 s.l., 14 titoli assoluti e 11 record italiani e quattro scudetti vinti come pallanotista nelle file della R.N. FLORENTIA.

 

 

NICO SAPIO (Cronista RAI), nato a Genova, si unì alla Nazionale all’ultimo momento, doveva commentare le gare per la televisione italiana, in quanto il meeting veniva trasmesso in Eurovisione.

Ogni anno l’omonimo trofeo internazionale di Genova, commemora la sua figura.

 

Fonte: http://www.inaviation.info/safety-security/brema-46-anni-dopo-una-tragedia-italiana/By Stefano Silvestre, InAviation: Ma cosa successe realmente quel tardo pomeriggio di 46 anni fa? Questi i fatti, ricostruiti nel rapporto stilato un anno dopo l’incidente. Il velivolo non disponeva di scatola nera.

Il volo Lufthansa 005, un Convair CV-440 partì dalla pista 25R dell’aeroporto di Francoforte alle 17.41, in ritardo di otto minuti. A causa delle cattive condizioni meteo, nel bimotore fu imbarcato più carburante, nell’evenienza di un atterraggio alternativo già pianificato a Stoccarda.

Alle 18.40, il comandante Heinz Saalfeld  iniziò la discesa verso la pista 27 dell’aeroporto Neuenland in condizioni limite. Quattro gradi la temperatura esterna, visibilità inferiore a 700 metri, vento laterale a 9 nodi e pioggia battente.  In fase finale, però, ad un’altezza di circa dieci metri dal suolo, il comandante decise di riattaccare e riprendere il circuito di atterraggio. Il Convair CV-440 scartò di lato, toccò il suolo con l’estremità dell’ala sinistra e andò a schiantarsi a 400 metri dal limite della pista, incendiandosi all’instante senza lasciare scampo ai passeggeri.

Secondo l’investigazione, il comandante Saalfeld sarebbe stato tratto in inganno da un malfunzionamento dalla strumentazione, che avrebbe spinto il pilota a volare al di sotto del sentiero di discesa. La fitta nebbia e la scarsa visibilità generale, inoltre, non avrebbe permesso a Saalfeld di valutare la reale altezza dal suolo se non negli ultimi metri, quando ormai era troppo tardi per risollevare l’appesantito Convair. Il comandante valutò la distanza per la fine della pista troppo breve e tentò di riportare l’aereo in quota troppo in fretta,  provocando uno stallo irrecuperabile.

Redazione



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