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A tu per tu con Antonio Díaz e Rika Usami

L’intervista ai due campioni iridati
24 marzo 2013 Stampa articolo

Recentemente il Maestro Francesco Favaron, che ha da poco ottenuto dalla Fijlkam il settimo dan, si è recato a Stoccolma in occasione del Trofeo di kata che tradizionalmente si svolge nella capitale svedese. La manifestazione svedese è stata  caratterizzata da uno stage importante che quest’anno ha avuto due docenti di eccezione gli attuali campioni del mondo Antonio Diaz e Rika Usami, entrambi allievi di  Soke Inoue Yoshimi (8 ° dan JKF).

«E’ stato molto interessante- afferma Favaron –  allenarsi con due modelli di prestazione della classe di Antonio Diaz e Rika Usami dello stile Inoue Ha, attuali campioni del mondo di kata individuale. Il metodo di lavoro del M° Inoue è valido per tutti gli stili.

Come si può vedere il suo metodo ha portato a podi mondiali atleti  dello stile Goju Ryu, Shito Ryu, Shotokan e Shorin Ryu. Secondo il Maestro Inoue sebbene il kata sia una performance individuale, non si deve mai dimenticare  il vero significato e scopo dei movimenti: il kata è una sequenza di tecniche che hanno lo scopo di difenderci in una situazione di pericolo».

Soke Inoue Yoshimi è nato nel 1946, nel piccolo villaggio costiero di Tottori, in Giappone ha praticato dapprima judo e poi si è dedicato al karate e all’insegnamento dello stesso fino a mettere a punto stile Inoue Ha.

Il venezuelano Antonio José Díaz Fernández è karateka un venezuelano. Ha conquistato l’oro nel kata ai Campionati iridati di Francia (2012) e di Serbia (2010) e l’argento d’argento ai Campionati del Mondo del Giappone nel 2008. Ha centrato il bronzo ai Campionati del Mondo WKF nel 2002, 2004 e 2006 nel kata individuale maschile. Ha anche vinto il Pan American Karate Federation Senior per  9 volte fino ad oggi.

Il suo rivale principale è Luca Valdesi con lui si è misurato18 volte vincendone 8.

Rika Usami ha conquistato numerose medaglie d’oro alle competizioni maggiori come i campionati nazionali giapponesi, ai campionati asiatici, ai campionati del mondo, all’ Istanbul Open, al Jakarta Open, Dutch Open, Parigi open,  a Salisburgo e di altri eventi Open nella scena dei tornei mondo.

Favaron ha approfittato dell’occasione per rivolgere alcune domande ad Antonio José Díaz Fernández e a Rika Usami.

 

Rika Usami

1.       Che cosa ti ha spinto verso la pratica del karate?

«Guardavo la televisione ed ho visto una ragazza molto brava  che faceva karate e questo mi ha indotto a provare e mi sono appassionata. Inoltre mio fratello più grande faceva karate e a volte mi faceva indossare il suo karategi e così ho iniziato».

2.       A che età hai iniziato la praticarlo?

«Ho iniziato all’età di 10 anni in un dojo di Tokyo vicino a casa mia ed ho cominciato praticando lo stile Goju Ryu»

3.       Quale responsabilità si ha ad essere sul tetto del mondo

«Bisogna stare sempre con i  piedi per terra, non dimenticare mai le basi dell’insegnamento e continuare a migliorare sempre».

4.       L’avversaria che hai temuto di più?

«Naturalmente tutte le atlete con cui devo competere sono temibili, ma l’avversario che temo di più è me stessa. Devo sempre combattere con i miei limiti per essere sempre migliore».

5.       In cosa consiste la preparazione atletica di una karateka di alto livello?

«Bisogna fare molto movimento, una buona preparazione atletica e tanto allenamento, alternando l’attività con dei momenti di riposo in cui si deve riposare molto bene».

6.       Qual è il kata che ami di più e perché?

«Mi piacciono molto Bassai Dai, Tomari Bassai e Chatan Yara Kushanku perché sono quelli in cui riesco ad esprimere meglio le tecniche e mi sento molto bene quando li eseguo».

7.       Il confronto che ti ha soddisfatto di più

«Naturalmente il Campionato del Mondo è stato esaltante perché  sono venuta in contatto con moltissime persone, ma le gare in cui mi sono sentita meglio e che mi hanno dato più soddisfazione sono quelle della All Japan Karatedo Organization».

8.       La karateka, anche del passato, che ti piace di più?

«La Nakayama mi ha ispirato molto ed anche la Wakai che praticava Goju Ryu mi piace molto ed entrambe sono state allieve di Soke Inoue».

9.       A che cosa pensi durate l’esecuzione di un kata in gara?

«Quando eseguo un kata mi sento molto bene ed agisco in modo molto naturale. Metto tutte le sensazioni del mio corpo dentro al kata».

10.     Che cosa ammiri di più nel tuo maestro?

«Mi piace molto il suo modo di spiegare le tecniche, molto chiaro e paziente. Cerca di farti capire esattamente come fare, ma mi aiuta anche a migliorare le capacità mentali. Ha un cuore molto aperto e gentile e ti mette a tuo agio».

11.     Che importanza ha potersi allenare con lui?

«E’ molto importante perché mi ha insegnato ad usare il mio corpo per esprime il karate al meglio ed a sentire il karate. Da lui ho imparato a sentire sulla mia pelle quando una tecnica è eseguita bene».

12.     Cosa pensi del karate alle Olimpiadi?

«Tutti sperano che un giorno il karate diventi una disciplina olimpica. Anch’io lo vorrei tanto anche se all’inizio forse entrerà solo con il kumite».

13.     Lo sai che dopo il tuo successo al campionato del Mondo sei diventata un modello che tutti vogliono imitare?

«No, non lo sapevo, ma se è così ne sono molto contenta e spero che questo contribuisca  al bene del karate».

 

Antonio Diaz

1. Che cosa ti ha spinto verso la pratica del karate?

«Mio padre praticava  karate e quando per motivi di lavoro non poteva andare in palestra, si allenava a casa. Io lo osservavo e tentavo di imitarlo quindi lui è stato il mio primo insegnante. Quando mio padre si è reso conto che mi piaceva il karate, mi ha iscritto ad una palestra».

2. Quanti anni avevi allora?

«Avevo 5 o 6 anni e nella palestra dove andavo praticavano lo Shotokan che è stato quindi lo stile con cui ho iniziato. Dopo circa 6 mesi che frequentavo quella palestra il maestro se ne andò ed io mi trasferii in un’altra palestra che frequentavano anche alcuni dei miei compagni di scuola in cui si praticava lo Shito Ryu. In questo dojo insegnava uno dei pionieri del karate in Venezuela: il maestro Shokosato della Shito Kai, il primo giapponese che venne nel mio paese per insegnare il karate».

3. Nel tuo paese quanta importanza ha questa disciplina sportiva? E’ uno sport seguito?

«Si, è una disciplina molto seguita ed ora sta diventano sempre più popolare. Ci sono molti bambini che lo praticano e si organizzano anche gare importanti».

Questo è dovuto ai anche ai tuoi successi, immagino.

«Si, anche per questo. L’anno scorso si è fatta molta pubblicità al karate ed i miei risultati hanno dato una buona spinta. Comunque in Venezuela le arti marziali sono sempre state praticate ed il karate in particolare quindi posso dire che ha parecchio seguito».

4.Le qualità che un buon karateka dovrebbe avere!

«Naturalmente per un atleta che fa gare di alto livello la preparazione fisica è molto importante ma credo che, a parte questo, le grandi qualità che sono necessarie per praticare il karate e le arti marziali in genere siano il rispetto e l’umiltà. Queste sono le doti che preferisco  nel karate perché contribuiscono a crearti un buon carattere. Inoltre un buon karateka deve essere costante perché nel karate i risultati si ottengono in tempi molto lunghi e quindi ci vuole pazienza ed un assiduo allenamento».

5.Quale qualità è più spiccata in te?

«La perseveranza. Infatti quando iniziai non ero il tipo di bambino che se lo vedi dici: che bravo! Non avevo un fisico molto atletico, ero un po’ grassottello e scoordinato ed ho dovuto lavorare molto. Anche per vincere il Campionato del Mondo ho impiegato molti anni, sono stato medaglia di bronzo per tre volte, poi argento, ed infine ho conquistato l’oro, però mi sono sempre detto ”ci devo arrivare” ed alla fine ci ho impiegato 10 anni ma ci sono arrivato».

6. Quindi  è stato difficile raggiungere i tuoi risultati

«Si, ci è volute molto tempo e tanto lavoro. Inoltre era difficile vincere la gare di kata perché  a livello internazionale il Venezuela non era molto affermato nel kata. Di solito i successi nelle gare di kata erano sempre di atleti giapponesi, francesi, italiani, spagnoli».

Credi quindi di aver avuto un percorso più difficile rispetto ad un italiano o ad uno spagnolo per esempio?

«No, non voglio dire che agli atleti di altre nazioni venisse regalato qualcosa anche loro dovevano allenarsi moltissimo, però se non altro avevano un nome ed una tradizione. Si sapeva che l’Italia, la Spagna avevano ottimi atleti. All’inizio quindi bisognava farsi anche un nome e farsi conoscere. Allora, quando ho cominciato a vincere il Campionato Panamericano mi sono detto” devo iniziare a partecipare a qualche gara in Europa e farmi conoscere anche lì”. Non è stato facile ed ho dovuto impegnarmi moltissimo».

Quindi sei stato una specie di pioniere per il Venezuela.

«Si, più o meno, ma l’importante per me è che ho aperto una strada ed ora spero che altri mi seguiranno».

7. L’avversario più ostico che hai incontrato?

«Mi sono confrontato con moltissimi atleti nella mia carriera, ma vorrei dire Luca (Valdesi). Per me è uno dei migliori atleti di tutti i tempi ed ho gareggiato contro di lui per molti anni, circa 8 anni. A volte mi è capitato di gareggiare con lui 2 o 3 volte all’anno ed è stato sempre una bella sfida perché io lo rispetto molto sia come persona che come atleta. Quando gareggi contro un avversario così bravo, una persona che ha fatto la storia perché è stato 3 volte campione del mondo, 13 volte campione europeo capisci che se vuoi essere il migliore ti devi confrontare con lui».

8. Quanto conta per te praticare questo sport e quanto incidono gli insegnamenti del karate nelle altre scelte della tua vita?

«Penso che il karate mi abbia dato degli insegnamenti anche per la vita. Ho imparato che se vuoi ottenere qualcosa ti devi impegnare, lavorare ed anche fare sacrifici. Mi ha insegnato il rispetto per gli altri e per le diversità in quanto nel karate ci sono stili diversi, modi diversi di praticarlo e bisogna avere rispetto per tutti. Poi quando gareggi hai un avversario e lo devi battere ma, terminata la gara, si deve essere amici. Quindi tutte queste cose che ho imparato dal karate mi aiutano anche nella vita».

9. Che cosa ammiri di più nel tuo Maestro

«Moltissime cose. Naturalmente la sua tecnica ed il suo modo di insegnare lui cerca sempre di trovare il modo per farti capire quello che ti vuole insegnare. Una delle cose più belle è che è molto alla portata, non è uno di quei maestri che sembrano intoccabili con cui non puoi parlare e questo è molto importante per me perché posso avere moltissime informazioni ed ogni volta che parlo con lui imparo qualcosa e cerco di trarre il massimo dagli allenamenti con lui. Quello che ammiro di più è che è molto disponibile ad insegnarti».

10.     Che importanza ha potersi allenare con lui?

«Mi sono allenato con diversi maestri alcuni giapponesi, altri venezuelani, ma lui l’ho incontrato in un momento particolare della mia carriera. Ero in momento di stallo  e l’incontro con lui mi dato un nuovo entusiasmo, è stato come ricominciare quindi sono molto contento di questo».

Quanti anni fa l’hai incontrato?

«Cinque anni fa. Ero in un momento in cui mi allenavo da solo, ma avevo bisogno di una guida. Credo che ci sia sempre bisogno di qualcuno che ti guidi».

Anche per un atleta di grande esperienza come te?

«Si perché c’è sempre bisogno di qualcuno che abbia più esperienza di te».

11.     Cosa pensi del karate in Italia?

«Quando ho iniziato a gareggiare in Europa ho conosciuto gli atleti italiani  ed ho sempre avuto un ottimo rapporto con loro perché sono sempre molto gentili con me. Penso che l’Italia abbia un gruppo tra i più forti e  competitivi. Alcune nazioni hanno atleti bravi nel kata ed altre nel kumite mentre in Italia c’è un ottimo livello sia nel kata che nel kumite. Ammiro molto il livello italiano. Ho conosciuto persone con cui ho buonissimi rapporti non solo tra gli atleti ma anche tra altre persone come ad esempio te e Marcello (Tiberi) che ho conosciuto in Italia. Mi piace l’Italia, la sua cultura ed anche la sua cucina. Ora dovrei imparare un po’ di italiano!»

12.     Pensi di partecipare alle Olimpiadi?

«Forse le Olimpiadi del 2020 si terranno a Tokyo e magari in quell’occasione ci sarà anche il karate. Però ci sono due cosa da dire: la prima è che eventualmente ci sarà solo il kumite, la seconda è che magari sarò un vecchio per parteciparvi. Però sarebbe bellissimo che il karate andasse alle Olimpiadi. Sarebbe una bella pubblicità ed aiuterebbe la divulgazione del karate però bisognerebbe che si mantenesse l’equilibrio tra sport e tradizione».

13.     Con il nuovo regolamento di gara, pensi di essere avvantaggiato o penalizzato?

«Penso che dovremo adattarci. Mi piace l’idea che ci sia più libertà di modificare un po’ i kata, ma non vorrei che ce ne fosse troppa. I Shitei Kata andavano bene per determinare le regole ma è bello che un atleta abbia più libertà. Io penso di potermi adattare, poi con lo Shito Ryu non ci sono problemi perché abbiamo moltissimi kata. L’unica cosa con cui non sono d’accordo è l’inchino. L’inchino all’inizio ed alla fine del kata è un segno di rispetto e secondo me fa parte del kata stesso».

14.     Ti rendi conto che con il tuo modo di eseguire i kata ha condizionato anche gli atleti di Shotokan che sono diventati più fluidi e dinamici, meno duri come abbiamo visto nell’ultimo Campionato del Mondo a Parigi?

«Questo è molto interessante. Quando ho iniziato a gareggiare in Europa lo stile Shotokan era predominante. E’ molto bello per me che avvenga questo e sono contento di aver contribuito un po’ a questo sviluppo del karate. Se questo è un miglioramento, sono contento ed onorato di aver dato il mio contributo».

Anche in Italia adesso si imita il tuo stile armonioso, fluido, con un kime e respirazione meno accentuati. Quindi sei diventato un modello per il kata.

«Bene, se posso fare qualcosa di buono per il karate sono molto contento».

 

Redazione



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Un commento »

  • Alessandro Timmi ha detto:

    Molto interessante la parte finale, con le considerazioni di Diaz sul suo Maestro e sul contributo apportato dalle sue vittorie alla diffusione dello Shitoryu.
    L’affermarsi di questo atleta e del suo stile a livello mondiale ha necessariamente lasciato un segno nell’immaginario collettivo. Credo che lo stesso si possa dire riguardo a Rika Usami, tanto più che oggi le loro performance “mondiali” sono facilmente accessibili ovunque grazie a Youtube.