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La motivazione nella preparazione atletica

I consigli dello psicologo
30 novembre 2014 Stampa articolo

preparazioneatletica

La preparazione atletica è una componente fondamentale della pratica sportiva agonistica, professionale e amatoriale. Spesso sottovalutata dalla maggior parte degli atleti e, a volte, anche da alcuni allenatori, risulta essere fondamentale non solo al fine del miglioramento delle performance ma anche nella prevenzione degli infortuni.

E’ abbastanza innegabile, però, che per quanto importante, possa diventare tediosa e non essere la parte preferita del ciclo di training di molti sportivi. Ci sono diversi modi per lavorare sulla motivazione durante la preparazione atletica. Ne vediamo alcuni.

Fissiamo degli obbiettivi

Una preparazione atletica portata avanti senza avere degli obbiettivi precisi non è inutile, ma è decisamente meno proficua. Prima di cominciare, stiliamo una lista di obbiettivi che vogliamo raggiungere attraverso la preparazione. La programmazione neurolinguistica suggerisce alcune caratteristiche degli obbiettivi ben formati:

  1. Deve essere espresso in forma positiva.
    Vanno evitate tutte le espressioni che contengono “non”, in questo modo invece che concentrarci su quello che vogliamo evitare o superare, è più facile visualizzare l’obbiettivo verso cui tendiamo.
  2. Deve essere scritto.
    Può sembrare una strategia di poco conto, invece, scrivere il proprio obbiettivo consente di poterlo “rivisitare” e rinfrescare più volte.
  3. Deve essere sfidante ma raggiungibile.
    “Voglio battere il record mondiale di Usain Bolt” è un esempio di obbiettivo sfidante, ma decisamente non raggiungibile. Questo punto ci costringe ad essere onesti sulle nostre potenzialità, ma ci deve comunque invogliare ad impegnarci per raggiungere quel qualcosa in più.
  4. Deve rientrare nelle proprie possibilità.
    Impegnarsi a portare avanti il nostro obbiettivo è principalmente una nostra responsabilità, ma dobbiamo anche essere consapevoli che dobbiamo muoverci all’interno di alcuni vincoli, che possono essere gli impegni di lavoro, famigliari o anche solo la disponibilità o meno di un certo tipo di ambiente di allenamento.
  5. Deve essere misurabile o controllabile.
    Alla fine del percorso dobbiamo essere in grado di capire se siamo riusciti a raggiungere o meno quell’obbiettivo. Quando lo formuliamo, dunque, va trovato anche un modo tendenzialmente oggettivo per misurare i nostri progressi.

In ogni caso, ricordate che siamo nel 2014: nulla viene più scolpito nella pietra, gli obbiettivi vanno controllati ed eventualmente rivalutati nel corso del ciclo di allenamenti. E soprattutto, non è da sottovalutare di introdurre anche la variabile della gratificazione: come, per esempio, concedersi un piccolo premio al raggiungimento dell’obbiettivo finale o di uno step intermedio.

Abbasso la noia!

Il vantaggio della preparazione atletica sull’allenamento tecnico è che, se lo vogliamo, ci consente di variare il nostro panorama sportivo e uscire dalla solita monotonia. Si possono provare discipline sportive diverse o, più semplicemente, dare sfogo alla nostra creatività e trovare nuovi modi per fare i soliti, buoni, vecchi esercizi.

Rompere le abitudini e fare qualcosa di nuovo divertendosi, non solo alimentano la motivazione ma, tenendo viva l’attenzione, possono contribuire a diminuire il rischio di infortuni causati dalla poca concentrazione che riponiamo in attività ripetitive.

Buon allenamento!
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Sara Colognesi è psicologia e psicoterapeuta
www.saracolognesi.it

 

Sara Colognesi



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