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Indossare i panni” della disabilità

16 maggio 2016 Stampa articolo

Punti-di-vista-per-Spunti-di-vita-“Indossare i panni” della disabilità per capire i limiti e le difficoltà di chi è costretto a vivere in una carrozzina o di coloro che non possono ne’ potranno mai vedere o sentire.

L’istituto Berna da dieci anni porta avanti il progetto “Punti di vista per spunti di vita” che ad oggi ha coinvolto già 400 studenti della scuola media mestrina. Cominciata nei giorni scorsi l’edizione 2016.

Una cinquantina di ragazzi ogni anno si siedono su una carrozzina e provano, ad esempio, a giocare a basket o chiudono gli occhi per alcuni istanti per capire chi in questa condizione vive e vivrà per sempre la propria quotidianità.

L’obiettivo è nobile ed ambizioso: diffondere le problematiche della disabilità e l’importanza che lo sport riveste per le persone disabili, facendo ‘indossare’ i loro limiti in aula e in palestra. A cominciare dai ragazzi delle scuole medie.

E’ questo il cuore e il filo conduttore dell’iniziativa Punti di Vista per Spunti di Vita che l’Istituto Berna di Mestre porta avanti da una decina d’anni – sostenuto anche dalla Fondazione Andrea Rossato – e che ad oggi ha coinvolto oltre 400 giovani studenti.

“Si tratta di un percorso molto importante per i ragazzi che partecipano ogni anno all’iniziativa – spiega Pierangelo Salin, Preside dell’Istituto Berna – perché consente ai giovani di oggi, adulti del futuro, di poter contribuire in modo significativo alla comprensione e al dialogo con la disabilità”.

Concretamente il percorso di conoscenza avviene attraverso 4 incontri. Si parte, dunque, con il lancio dell’attività e la visione di un cortometraggio in cui si racconta il mondo della disabilità nello sport e nella quotidianità. Per capire gli ostacoli di chi è nato con dei problemi deambulatori o sensoriali, dalla nascita o a causa di un incidente o di una malattia. Per passare al successivo incontro che prevede un dialogo e un dibattito.Punti-di-vista-per-Spunti-di-vita

Mentre nel terzo incontro si entra concretamente nel mondo della disabilità; così i ragazzi provano, ad esempio, a giocare a basket su una carrozzina sperimentando gli ostacoli e la fatica negli spostamenti. Senza tralasciare le esperienze di chi ha handicap sensoriali come quelli dei non vedenti o di chi non riesce a sentire.

L’ultima tappa è rappresentata dalle considerazioni e dalle riflessioni di coloro che hanno partecipato al progetto. Ed è proprio la conclusione di ogni edizione di Punti di Vista per Spunti di Vita a confermare la virtuosità del percorso formativo ed informativo.

“L’ultimo incontro è, probabilmente, il momento più bello e significativo di questo itinerario di conoscenza – sottolinea Pierangelo Salin – perché i ragazzi, poco più che bambini arrivano a commentare la loro esperienza. E il loro vissuto fa emergere una profonda sensibilità e una radicata consapevolezza di chi vive la propria quotidianità con i limiti conseguenti ad una malattia o ad un incidente”.

“Così – conclude Salin – vediamo nascere e crescere un piccolo microcosmo di giovanissimi pronti ed aperti alla comprensione e al dialogo con un mondo, quello della disabilità, con il quale neppure gli adulti a volte sono in grado di confrontarsi”.

Iole Sturaro



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