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Quattro chiacchiere con manager Maurizio Sera

11 giugno 2016 Stampa articolo

Baseball EliteROVIGO – “A volte ritornano”. Questa volta però Stephen King non c’entra nulla. Beh un contesto horror, se vogliamo, potrebbe anche starci visti i risultati ottenuti dalla compagine Elite del BSC Rovigo nella prima parte della stagione di serie C 2016. Una serie di sconfitte, a dire il vero qualcuna anche arrivata più per sfortuna che per demerito, interrotta solo domenica scorsa quando, al “Desert Field” di via Vittorio Veneto, è salita finalmente in cattedra la vera Granzon Antonio & Figli BSC Rovigo Élite. Una squadra capace d’imporsi con una prestazione superlativa e, per giunta, con la manifesta superiorità, ai Dragons di San Giorgio di Nogaro nell’anticipo dell’ottava giornata del girone di ritorno. Un 13-3 che non lascia dubbi e che finalmente rende a “Cesare quel che è di Cesare”. Una vittoria meritata ottenuta contro una squadra che finora aveva collezionato 3 vittorie e 5 sconfitte in campionato. Un risultato che per i ragazzi dell’Élite non è un punto d’arrivo ma che dovrà invece diventare la base di partenza per la seconda parte della stagione che, viste le premesse, fa ben sperare i tanti sostenitori del team guidato quest’anno dal manager patavino Maurizio Sera. Un gradito ritorno a Rovigo dopo qualche anno d’assenza, dopo i tanti successi ottenuti con l’Under 21 rossoblu ed al fianco di Fidel Gutierrez Reinoso ai tempi della serie A Federale.

Abbiamo quindi colto l’occasione del turno di riposo per fare una lunga chiacchierata con manager Sera che, senza peli sulla lingua e con la sincerità e l’onestà intellettuale che l’ha accompagnato per tutta la sua carriera sportiva, ci ha rilasciato un’intervista dove ha parlato di progetti, obiettivi, gioie ed amarezze di questa sua prima esperienza con la Granzon Antonio & Figli BSC Rovigo Élite.Maurizio Sera

Manager Sera. Partiamo parlando subito di questa prima importante quanto perentoria ed esaltante vittoria stagionale ottenuta dai tuoi ragazzi. Cosa pensi di questa prestazione?

«Penso che questa vittoria la stavamo rincorrendo da tempo e sono anche convinto che, per quanto fatto vedere dai ragazzi domenica, ce la meritiamo eccome! Posso solo fare i complimenti ai miei giocatori che, nonostante il difficile inizio di campionato, hanno creduto in me iniziando da Giovanni (Previato, n.d.r) e da Lole (Lorenzo Zago, n.d.r.). I sacrifici che ho chiesto loro alla fine hanno pagato e probabilmente stanno dando i loro primi frutti, soprattutto considerando il fatto che facciamo un solo allenamento a settimana e questo è un aspetto penalizzante per ogni giocatore di baseball. Comunque non abbiamo ancora vinto nulla. Da adesso in poi dovremo dimostrare davvero di che pasta siamo fatti».

Con questa partita siamo giunti esattamente alla metà della stagione. Qual’è stato per te il momento più bello e quale quello meno piacevole fino a questo momento del campionato?

«Senza dubbio il più bello l’ho vissuto alla sesta giornata di campionato quando a Ponte di Piave abbiamo giocato un match straordinario, purtroppo perso per 4 a 3, un punteggio molto stretto che non ci toglie meriti e anzi, con un pizzico di fortuna in più, poteva anche trasformarsi in una vittoria che avremo peraltro meritata. La cosa peggiore invece è quando perdiamo per manifesta inferiorità, quando insomma vedo la squadra che non ha più nessuna possibilità di recuperare il risultato e subiamo un vero e proprio crollo fisico. Purtroppo paghiamo lo scotto di avere un “monte” corto e questo è un fatto molto penalizzante per qualsiasi squadra di baseball. Per provare a risolvere questo problema ho chiesto a qualcuno dei ragazzi di fare anche dei sacrifici, facendoli venire a Padova, un giorno a settimana, per essere seguiti dal pitching coach Gianni Boldrin. Al momento questo surplus di lavoro non ha però ancora portato i risultati sperati perché i ragazzi hanno ancora bisogno di farsi. La squadra così è ancora impostata troppo sulle spalle di Enrico Borella, elemento di grande esperienza e che quest’anno sta vivendo un momento straordinario. Per me una certezza, più che una sorpresa! Un atleta che mi dà grande fiducia. Da questi ragazzi pretendo solo i fondamentali del baseball, nulla di più».

baseball eliteMa toglimi una curiosità. Cosa ti ha spinto a tornare a Rovigo quest’anno per prendere in mano le redini della Granzon Antonio & Figli Baseball Rovigo Élite?

«Lo scorso anno Giovanni Previato (che oltre al ruolo di giocatore fa parte dello staff tecnico della squadra anche in questa stagione, n.d.r.) mi aveva chiesto se potevo venire a dargli una mano nella gestione della squadra Élite del BSC Rovigo. Sapeva che nel 2016 sarei andato in pensione e che avrei avuto più tempo libero per affrontare delle nuove stimolanti sfide. Ebbi così l’occasione di seguire alcuni allenamenti e vidi della gente che aveva voglia di fare, che nell’ambiente c’era dell’entusiasmo e quindi mi dissi:”perché no?”. Nel frattempo Lucio Taschin, D.S. del Baseball & Softball Club Rovigo, mi chiese se ero disponibile per collaborare con Fidel Gutierrez Reinoso nel team di Serie B, ormai però avevo dato la mia parola all’Élite e così ho iniziato questa nuova avventura. Un’avventura che, come dicevo, all’inizio mi ha costretto a mandar giù qualche boccone amaro. Della mia precedente esperienza in Polesine, ricordavo infatti la strategia e la mentalità vincente del BSC Rovigo e trovarmi ad allenare un gruppo che aveva obiettivi diversi dai quali mi ero abituato non è stato un passaggio semplice. Oggi però questo disagio interiore è sparito e vivo questa situazione in modo diverso. Ho deciso di rimettermi in gioco. Padova mi ha chiesto di seguire il settore giovanile nella stagione prossima, ma io penso solo all’oggi. Il domani è domani e vorrei che anche i ragazzi dell’Élite si abituassero a pensare ed a fare un passo alla volta. Come in tutte le cose della vita, prima si impara a camminare e poi a correre. Infatti li invito spesso ad osservare anche come si muovono gli avversari, voglio che i miei atleti diventino consapevoli anche dei loro limiti, perché partendo da quelli possono lavorare per migliorarsi sfruttando quello che sanno fare meglio. Anche dopo una sconfitta, quando lo scoramento porta la squadra a pensare al riscatto nel match di ritorno, li esorto invece a pensare alla partita in programma la domenica successiva……un passo alla volta. L’ho già detto: a loro chiedo di fare solo cose semplici e che sono alla base del baseball. Il di più non mi interessa! Una volta che i fondamentali sono stati acquisiti tutto poi diventerà più semplice».elite_scivolata

Come ci si sente ad essere il manager di una squadra sui generis come l’Élite, un gruppo fatto da un mix formato da qualche giovane di belle speranze e da vecchi giocatori che non si arrendono al passare del tempo e che mettono in campo la loro enorme passione ed esperienza?

«Posso dirti che ho dovuto cambiare un po’ la mia strategia di gestione di una squadra di baseball. All’inizio ho notato che in questi primi 5 anni di Élite la squadra non era riuscita ancora a darsi delle regole certe. Non nascondo il fatto che ci siamo confrontati su questi aspetti con Giovanni Previato, che fino allo scorso anno aveva la responsabilità della gestione della squadra. Mi rendo benissimo conto che l’Élite è nata come un gruppo di amici appassionati del baseball, tutti con i loro impegni lavorativi, famigliari e con i loro problemi. Io però voglio provare a dare loro uno stimolo in più per imparare qualcosa. Se non ci fosse questo per me sarebbe un fallimento. Per questo pianifico gli allenamenti in base alle persone che ho a disposizione di volta in volta. Cerco di creare le situazioni che mi servono per provare a vincere la partita sfruttando le caratteristiche tecniche ed atletiche delle persone che ho a disposizione ed in genere sono contento dell’impegno che I ragazzi mettono in campo».

elite_vs_dragonsQuali sono gli obiettivi che ti sei dato con questa squadra?

«Generalmente, quando inizio ad allenare un gruppo, che sia la selezione Veneto Cadetti o atleti di qualsiasi altra categoria, quando spiego qualcosa vado alla ricerca che ogni singola persona mi possa poi dare un ritorno, ciascuno secondo le proprie possibilità. Lo so, in termini assoluti, non chiedo molto. Per me però è un successo enorme soprattutto se ottenuto nell’Élite che è una squadra che si allena una sola volta alla settimana. Fino a questo momento però non sono molte le persone che sono riuscite a darmi quel “minimo sindacale” che chiedo ai miei atleti. Penso, ad esempio, a Paolo Bernardi, ad Enrico Schiesaro, a Giacomo Roveroni e ad Enrico Borella. Ecco, avrei il piacere che nella seconda parte della stagione anche altri si aggregassero a questo quartetto, allora si che per me sarebbe un successo completo».

Oltre a te, quest’anno è stata anche presentata la partnership con la Granzon Antonio & Figli di Vò Euganeo. Pensi che l’Élite stia maturando e stia iniziando a pensare, finalmente, davvero in grande?

«Se il risultato ottenuto domenica scorsa (la vittoria per manifesta superiorità con i Dragons, n.d.r.) corrisponde alla volontà dei giocatori di essere convinti che questa è la strada giusta da percorrere, beh allora penso che possiamo davvero iniziare a crescere ed a pensare in grande. La soddisfazione della Granzon Antonio & Figli che ha creduto nel nostro progetto potrà essere ripagata permettendo così la nascita di una collaborazione duratura nel tempo, una collaborazione proficua e vantaggiosa per entrambi. Se invece ci sentiremo appagati per la straordinaria vittoria sui Dragons, considerando questo momento il raggiungimento del nostro obiettivo massimo, allora vorrà dire che non saremo ancora pronti per fare il grande salto ed avremo bisogno di lavorare ancora tanto, prima di tutto per crescere e poi anche per maturare».

Raffaello Franco



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