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Mandrakes: cosi’ va meglio

Netta vittoria estense contro gli Ozzangeles. Stocchi debutta sul monte, il line up picchia duro. E adesso c’è Minerbio.
1 luglio 2016 Stampa articolo

MandrakeChiamati al riscatto dopo un mese di magra culminato nello sprofondo contro i Dustbins,e in vista dell’impegnativo test di lunedì contro i Drillers di Minerbio, i Mandrakes rispondono presente forte e chiaro, imponendosi sui malcapitati Ozzangeles 18-11. Partita a senso unico, mai davvero in discussione, soprattutto perché i maghi fanno fagotto in una notte dei propri consueti difetti. La tendenza ad innervosirsi al primo errore, la frequente indecisione in battuta, la difficoltà a equilibrare per sostanza attacco e difesa lasciano spazio stavolta al gioca di squadra, dove ciascuno porta il proprio secchio d’acqua. Il risultato finale è giusto, e bello grasso. Sul monte fa il suo sorprendente esordio la giovane Ketty Stocchi, che in due inning spreme diversi lanci validi subendo appena quattro run, protetta da una difesa originale studiata nei dettagli dal manager Benetti. Dopo un breve interludio gestito da Abetini, la cattedra torna al titolare Regazzi, che per tre riprese (e con sei strike out totali) chiude la saracinesca in faccia ai volenterosi avversari. Ma è soprattutto in attacco che il duca fa il vocione, approcciando il compito con la dovuta concentrazione e senza buttare via niente: Ferrara fa il pieno nei primi due inning, ne mette tre nel quarto e quinto, altre due paia tra il terzo e la fine. Valide, punti e festa per tutti: segnano Stocchi, Ventura, Abetini e Bassi, segnano parecchio i Bettoni, segna Squarzanti dopo un bel passaggio in base; due punti anche per Marzaduri, graziato su altrettante ridicole spizzate sotto un diluvio di insolenze bonarie urlate dal dugout.  I Mandrakes vincono nonostante l’ultima difesa in debito di ossigeno, dove incassano cinque punti (e il primo buco stagionale del sempre efficace Bassi) senza che il sapore risulti adulterato; si vince anche senza i giochi di prestigio dell’arma cubana Bell Mulen (con dedica finale alla moglie Gianna). E’ una di quelle sere in cui butti in aria un sasso e ti torna giù un diamante: tutto più facile, quando si va in campo così sciolti e sereni.

C.S.



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