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In ricordo di Nini Costantini

5 luglio 2016 Stampa articolo

Rovigo si trova a dover piangere un altro mito dello sport polesano ma non solo, questa volta ad andarsene in punta dei piedi e stato Nini Costantini. Nini Costantini nasce  a Padova il 7 novembre del 1934  ed è stato un calciatore di grande talento, una volta appesi gli scarpini al chiodo ha insegato educazione fisica in diversi istituti scolastici di Rovigo. Andato in pensione lo si trovava a passeggio per il capoluogo polesano e spesso era nella boutique della moglie Erina. La moglie è scomparsa qualche anno fa e da quel momento “Nini” dirada molto le sue passeggiate in centro.

Nini Costantini è uno dei personaggi del mondo dello sport polesano raccontato  nel libro “I Protagonisti Polesani dello sport”  di seguito vogliamo riproporlo ai lettori di AgoraSportonline.it per ricordarlo

Da I Protagonisti Polesani dello Sport di Iole Sturaro e Sara Colognesi

 

 

Rovigo, terra della pallovale, ha comunque ha dato al calcio numerosi talenti, tra di loro spicca Guglielmo “Nini” Costantini. Il suo ingresso nel mondo dello sport Nini lo fa intorno ai 14 anni vincendo la Coppa Scarioni, gara di nuoto per giovanissimi, e qualificandosi per le finali nazionali di Venezia dove poi è arrivato al terzo posto. Da ragazzi, Nini e compagni spesso sguazzavano nell’Adigetto all’altezza del ponte dei frati di Rovigo, evidenziando doti natatorie considerevoli anche se lo stile lasciava molto a desiderare, non avendo frequentato nessuna scuola di nuoto. Quindi, quando è approdato all’Istituto tecnico Industriale Feruccio Viola, si è dedicato all’atletica leggera facendo il salto in alto e la corsa campestre, ma anche praticato giochi di squadra come la pallavolo e il basket. Contemporaneamente a queste attività sportive ha iniziato quella che poi lo porterà in serie A.

il calcio. Inizia a Rovigo città, ma poi poiché il settore giovanile non era molto seguito è passato con la squadra di S. Apollinare con la quale ha vinto il titolo provinciale nel 1950, quindi è approdato alle finali di Padova con cui si è vinto con il Padova e perso con il Petrarca arrivando secondi. È stato poi venduto al Chioggia e da qui essendosi messo in evidenza è passato con la Spal con cui è rimasto al 1954 al 1958, facendo una settantina di partite in serie A. Quindi è stato venduto al Napoli e tra l’altro è stato uno dei giocatori più pagati di quell’anno, rimasto al 1954 al 1958, facendo una settantina di partite in serie A. Quindi è stato venduto al Napoli e tra l’altro è stato uno dei giocatori più pagati

di quell’anno. Con il Napoli è rimasto 3 anni e in quel periodo è stato anche prestato al Canada dove è rimasto per circa 5 mesi a fare il campionato canadese. Nel periodo in cui gioca a Napoli s’infortuna ad una spalla, purtroppo però non viene curato a dovere e rimangono dei danni.

Tornato in Italia dal Canada, decide di lasciare il professionismo e di fare solo il dilettante e quindi torna nella sua Rovigo, per la quale senta nostalgia, e lascia opportunità di lavoro che lo avrebbero tenuto lontano. Tornato a casa va a giocare ed allenare il Rovigo, attività che svolge per un paio d’anni, e contemporaneamente inizia ad insegnare

educazione fisica, quindi fonda, nel 1965, con altri amici la società di calcio del Due Torri con cui rimane per 4 anni. Con gli stessi ruoli passa nella squadra del Porto Tolle, quindi a Stienta e poi a Cà Venier,

dove fa solo il giocatore sotto la guida di Franco Monti, vincendo il campionato di Promozione. Spinto da Monti fa a Coverciano il corso di allenatore che supera ma per questo motivo deve appendere gli scarpini al chiodo ed inizia la sua carriera di allenatore che lo porta in diverse località e squadre della provincia polesana e zone limitrofe.

Che cosa hai dato allo sport e che cosa di ha restituito lo sport?

“Io ho dato tanto ma ho ricevuto ben poco, c’è stata poca gente sensibile che abbia riconosciuto il ruolo, ma soprattutto i sacrifici fatti per arrivare in alto. Per quanto riguarda al contrario il fatto di aver praticato sport mi ha sicuramente formato come uomo, è stato un tesoro averlo esercitato. C’è stata anche la possibilità di fare cose che probabilmente, se non avessi fatto sport, non avrei potuto avere l’occasione di fare, come essere andato in Canada, tra l’altro là mi hanno anche proposto di fare il conduttore di una trasmissione in Tv.

Anche Lauro allora presidente del Napoli avrebbe voluto che mi fermassi là, ma io ero e sono troppo legato alla mia città”.

La soddisfazione più grande?

“E’ stata l’aver vinto il campionato a Chioggia nel 1953 e poi nel 1973 quando abbiamo vinto il campionato a Cà Venier. Invece ho avute poche soddisfazioni quando ero con il Napoli, l’unica cosa bella  era il pubblico e tifosi, ma per il resto si era solo un numero”.

Che cosa rimproveri al calcio oggi?

“Tutto! Io sono uscito dal calcio professionistico nel 1973 perché non riuscivo più a sopportare certe cose che già c’erano. Non ho mai amato molto il professionismo calcistico. Lo sport è bello  quando è dilettantistico”.

C’è qualcosa che avresti voluto raggiungere ma non hai potuto?

“ Sono stato abbastanza appagato dalla mia modestia, non ho mai avuto chimere”.

La tua delusione più grande?

“ Quella che non hanno mai cercato di farmi recuperare bene dopo l’intervento, non hanno fatto niente, perciò mi è rimasta una grande amarezza. Avrei potuto fare l’allenatore a certi livelli, ma non mi sono mai adattato ad andare a chiedere, non era nel mio carattere, i ruffiani li ho sempre odiati”

Iole Sturaro



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