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Intervista a Sara Barattin, capitano della Nazionale Italiana

25 agosto 2016 Stampa articolo

Sara Barattin (Fonte Facebook)Prendete 163 cm di pazzia e shakerateli con talento puro e classe cristallina. Quello che otterrete è Sara Barattin, un passato da ala ed estremo nelle Red Panthers a Treviso, poi da mediano di mischia ed anima della “sua” Casale ed un presente che si chiama Villorba. Ma soprattutto da alcune stagioni il capitano della Nazionale Femminile, che tante soddisfazioni sta ottenendo sulla sua strada.
“Stiamo fortunatamente andando abbastanza bene e i numeri sono dalla nostra parte. Quello femminile è un movimento in crescita e, forse anche grazie al traino della Nazionale, tante ragazze si stanno avvicinando”.
Il prossimo Sei Nazioni potrebbe essere l’ulteriore banco di prova per le aspirazioni azzurre.
“Negli ultimi anni abbiamo fatto molto bene e nel 2017 avremo tre incontri in casa, per cui l’obiettivo è cercare di fare del nostro meglio in queste occasioni e poi magari provare ad andare a vincere in Scozia all’ultima giornata. Certo già l’inizio non sarà semplice visto che affronteremo il Galles contro cui in passato abbiamo sempre dato vita a scontri molto equilibrati punto a punto”.
L’obiettivo futuro potrebbe essere quello di alzare l’asticella, puntando magari alle Olimpiadi.
“Sarebbe un sogno. Ho guardato l’edizione di quest’anno con enorme invidia. È stato davvero entusiasmante ed ho visto un livello ed un ritmo pazzeschi”.
Il movimento cresce anche con esperienze di rugby e di vita di ragazze che decidono di andare a provare a giocare all’estero.
“Ci sono alcune di noi che già erano in Francia ed altre che andranno in Inghilterra. Sicuramente una cosa positiva che potrà riproporle più preparate ad affrontare avversarie che sono già professioniste”.
Una crescita che si vede anche dai numeri in aumento tra le più piccole.
“A maggio ho assistito in prima persona al debutto del femminile al Trofeo Topolino e penso che anche quella sia un’ottima cosa per tutto il nostro movimento. Un buonissimo punto di partenza per il nostro avvenire”.
E del torneo che ricordi hai?
“Ho giocato al Petternella con la maglia delle Red Panthers e anche con quella della Nazionale, con alcune belle vittorie. È sempre stato visto con emozione perché coincideva anche con l’inizio di una nuova stagione. Mi piace molto pure la formula Seven che implica maggiori spazi e tanto più attacco”.

C.S.



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