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Intervista a Zeno Zanandrea, dirigente Federazione Italiana Rugby

26 agosto 2016 Stampa articolo

Zeno ZanandreaTra i dirigenti e consiglieri all’interno della Federazione Italiana Rugby, il trevigiano Zeno Zanandrea è stato nel tempo tra i più attivi nel riconoscimento degli sforzi compiuti dal movimento del rugby femminile.
Amico da anni del Torneo Petternella, è rimasto in contatto con la segreteria anche di recente per la scelta della data utile e ci ha raccontato le sue impressioni sulla crescita delle rugby ladies.
“Il femminile sta avendo un’evoluzione notevole. Da un lato c’è sicuramente la Nazionale, che con i suoi risultati sta facendo da volano e sta costruendo solide basi da cui partire. Dall’altro le società ed i club tradizionali che si stanno accorgendo sempre più di come il rugby femminile possa portare benefici, anche solo nella costruzione di atlete e nella formazione di individui che potranno poi andare a ricoprire altri ruoli, penso ad esempio a quante ragazze oggi fanno le educatrici nel mini rugby”.
Una crescita evidente e che porta sempre più a colmare dei gap generazionali.
“La Nazionale ha aperto la strada, ma come Federazione ci siamo mossi per colmare quel piccolo distacco che c’era tra l’uscita dal mini rugby e la successiva fase Under 16. Stanno crescendo sempre più le società Under 14 e le occasioni d’incontro per le stesse. A maggio abbiamo organizzato per la prima volta una sezione del Trofeo Topolino completamente dedicata. E questo è servito da sprone per altre iniziative. Ora ci saranno altri tre, quattro tornei Under 14 in giro per l’Italia, come a Prato e a Roma. Il 17 e 18 settembre, invece, abbiamo organizzato con la collaborazione del Settimo Torinese, un quadrangolare a Torino tra le selezioni giovanili regionali di Toscana, Lazio, Veneto e Piemonte”.
Da questo punto di vista, innegabile che il capostipite di queste iniziative sia, tuttavia, proprio il Petternella.
“Senza ombra di dubbio. Il Torneo Petternella è una pietra miliare del nostro rugby, veneto e femminile si, ma direi proprio in generale. È la manifestazione di inizio stagione che aiuta sempre molto nella preparazione e poi ha un’organizzazione di primo livello, grazie alla passione ed alla dedizione delle persone che se ne occupano e lo seguono”.
Quale immagine resta dopo un torneo come il Petternella.
“Del Petternella io ho due immagini estremamente nitide. La prima è il grandissimo entusiasmo che traspare da parte di tutte le ragazze. La seconda, invece, è il rigore e l’organizzazione, un aspetto che non sempre trovi in tutti i tornei e nemmeno tra gli uomini molte volte”.
Petternella, poi, che si propone da vent’anni come vetrina per il rugby a sette.
“Anche in questo aiuta davvero moltissimo. Il rugby a sette è il primo passo per molte società con numeri ristretti per iniziare un’esperienza nel rugby femminile e poi crescere e maturare. Oggi vedo tante realtà che sono nate dal rugby Seven e che si sono poi strutturate a quindici. La scelta del Petternella di giocarlo a tutto campo è anticipatoria di quello che potrebbe essere il futuro, anche nell’ottica del progetto di sviluppare sempre più la disciplina in chiave olimpica. È un peccato che quest’anno le ragazze non siano riuscite a qualificarsi per Rio, ma già tra quattro anni magari potranno dire la loro”.

C.S.



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