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Intervista a Tim Walsh, allenatore dell’Australia 7’s Femminile Medaglia d’Oro Rio 2016

1 settembre 2016 Stampa articolo

Tim_Walsh_(rugby_union)A Rovigo il ricordo per lui è dolceamaro allo stesso tempo. Quello di un brutto infortunio ed una lunga pausa a terra sul campo del “Battaglini”, ma anche quello di una finale vinta contro tutti i favori del pronostico per la formazione di casa, nel 2011. Timothy, abbreviato Tim, Walsh era l’apertura australiana del Petrarca Padova in quella stagione e oggi, rientrato nella terra dei Wallabies, è diventato allenatore della Nazionale Femminile Seven, fresca di oro olimpico ai Giochi di Rio 2016.

Con grande disponibilità, ci ha concesso in esclusiva alcuni minuti del suo tempo, per raccontarci le emozioni di salire sul tetto di Olimpia per la prima volta in assoluto.

“La sensazione è quella di euforia generale, ma anche di sollievo e si prova un vero e proprio senso di soddisfazione. Ci siamo preparati con molta attenzione al dettaglio e abbiamo lavorato così duramente che alla fine è stata una grande gioia vedere che tutto andava secondo il nostro piano”.

Come sta vivendo questo momento il movimento rugbistico australiano, in particolare quello del Seven?

“È momento straordinario per il Seven. Dopo aver vinto la medaglia d’oro, tutto il Paese sta seguendo questa disciplina e l’Australia tutta si sta appassionando. Abbiamo un sacco di nuove iniziative che vanno dai percorsi per giocatori a nuovi tornei e una grande opportunità per tutti di poter avere a che fare e divertirsi con questo sport, a qualsiasi livello”.

Quale è stato il punto di forza per arrivare fino in fondo alle Olimpiadi e conquistare il metallo più prezioso?

“Di sicuro quello che ha fatto la differenza è stata una combinazione di intelligenza e dell’avere il talento e l’abilità per sapere come utilizzarla. Per selezionare la squadra ho preso in considerazione vari aspetti e poi ho cercato di creare una visione, un’identità di come volevo che il resto del mondo ci percepisse. Abbiamo deciso di ripensare all’immagine, al brand del rugby australiano femminile e ricrearne una nostra come rugby a sette. L’altro grande aspetto fondamentale, poi, è stato il nostro amore per questo gioco e per noi stessi come gruppo. Ci siamo divertiti a lavorare duro, a metterci alla prova uno con l’altro e abbiamo tutti apprezzato il coinvolgimento e l’impegno di ciascuno di noi. Davvero abbiamo tratto una gran gioia da tutto quello che abbiamo fatto”.

Difficile a questo punto pensare a nuovi obiettivi ancora più ambiziosi dopo aver conquistato il massimo traguardo sportivo mondiale.

“Dobbiamo cercare di sostenere la crescita del rugby a sette in tutto il Paese, ma per quanto riguarda il livello elite, ci vuole davvero un carattere molto forte per continuare a vincere stagione dopo stagione. Il nostro obiettivo è cercare di performare al meglio e, se sapremo farlo come credo, potremo sicuramente vincere un’altra World Series nel 2016/2017”.

Quali caratteristiche deve avere un giocatore di rugby a sette?

“I giocatori Seven sono atleti completi e giocatori di rugby completi. Devi possedere un mix di tutti i tipi di abilità ed essere in grado di disporne a piacimento. Non importa essere veloce se non sei allenato a sufficienza o non importa avere grandi capacità se non sei forte. Una delle caratteristiche principali da considerare, secondo me, è comunque l’intelligenza. Devi essere molto abile a comprendere le situazioni e per questo ci vogliono skills ed intelligenza”.

Chiudiamo con un ricordo personale dell’esperienza italiana ed un giudizio sul rugby nostrano.

“I miei ricordi più belli sono legati alle persone. Ho costruito amicizie che dureranno per tutta la vita e conosciuto meglio me stesso. Gli italiani sanno ciò che conta davvero nella vita: la famiglia, gli amici, il buon cibo! Per quanto riguarda il rugby italiano, penso manchi un’identità e una base solida. Mi sembra che nei giocatori non ci sia la responsabilità e il vero impegno necessario per vincere. Il rugby italiano è arrivato ad un certo livello o vicino per anni e vorrei davvero che riuscissero ad imporsi su team di grande spessore. Magari iniziate dalla Nuova Zelanda (scherza da buon Australiano, ndr)! Non conosco molto il rugby a sette in Italia ma sono sicuro che per essere competitivi dovranno fare dei grossi investimenti. Ci sono nazioni che stanno sviluppando programmi Seven di altissima qualità e le formazioni che stanno investendo di più in questo campo, stanno anche lasciando indietro tutti le altre”.

C.S.



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