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Intervista ad Ivan Malfatto, giornalista de Il Gazzettino

5 settembre 2016 Stampa articolo

petternellaIvan Malfatto è una delle firme del rugby rodigino, veneto e nazionale. Scrive da anni sul quotidiano Il Gazzettino e ci ha lasciato il suo ricordo di Mirko Petternella.
“Mirko apparteneva alla generazione dei Ravagnani, di quei grandi esperti di rugby che vedevo al campo quando mi affacciavo al mondo del giornalismo”.

Facile, quindi, immaginare la differenza allora.

“Si, ma allo stesso tempo non c’è mai stata sufficienza da parte sua, pur essendo lui molto più esperto ed io alle prime armi. Ho di lui il ricordo di un vero e proprio gentiluomo d’altri tempi. Io che ero l’ultimo arrivato, sono rimasto sorpreso dalla sua cortesia e dalla signorilità”.

I primi contatti sono dunque arrivati al Battaglini.

“Quelli veri e propri sono arrivati attraverso la radio e la televisione. Ho visto un po’ di suoi servizi degli anni ’60 e ho avuto modo di apprezzarlo sempre più come giornalista. Ricordo anche uno speciale fatto dalla Rugby Rovigo per il cinquantesimo anniversario con alcuni suoi spezzoni, con un bel servizio sui bambini che giocavano nel quartiere San Bortolo. Nel tempo ho approfondito anche la conoscenza coi familiari, come con la moglie Marina, anche lei sempre molto signorile”.

Una perdita notevole per il rugby e per il mondo del giornalismo.

“Ho ancora ben impressa in mente la cerimonia funebre a Venezia. Andammo diversi giornalisti partiti da Rovigo e vedo ancora davanti agli occhi la gondola col feretro. Sicuramente lo vedevo come un possibile punto d’arrivo, assieme allo stesso Luciano Ravagnani era una delle figure professionali più competenti, tra le pietre miliari della nostra palla ovale e del giornalismo sportivo”.

Più che giusto, sin dal 1996 anno della sua scomparsa, ricordarlo con un torneo.

“Seguo il Petternella dalle prime edizioni come cronista. È un torneo fondamentale perché ha sempre mantenuto vivo l’interesse per il rugby femminile anche quando a Rovigo non c’è stata una formazione. Si tratta, poi, dell’unica manifestazione che si gioca a tutto campo in Italia ed in questo possiamo dire che è stato un po’ precursore dei Giochi Olimpici”.

Un appuntamento fisso, diventato nel tempo irrinunciabile.

“L’ho sempre visto come una versione al femminile di quello che è il Milani per le giovanili o il Suriani per il mini rugby. Una sorta di istituzione per il rugby a Rovigo. Ho bei ricordi e immagini di grande convivialità, come i terzi tempi sotto le tribune, tutte assieme. Anche la stessa Federazione l’ha sempre seguito con molta attenzione, inviando tecnici e dirigenti. Senza contare, poi, il massiccio impegno di Gisella ed Enrica  nel trovare anche delle splendide finalità sociali, destinando parte dei ricavi ad azioni di solidarietà verso varie associazioni”.

C.S.



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