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Intervista a Flavia Severin, nazionale italiana

14 settembre 2016 Stampa articolo

petternellaIl 3 febbraio 2013, al termine di un incontro che resterà nella storia e dal sapore epico, l’Italia sconfigge 2318 la Francia allo Stadio Olimpico di Roma. Ad anticipare la Nazionale, tuttavia, il 2 febbraio a Rovato, provincia di Brescia, è stata la formazione femminile, impostasi sulle transalpine 13-12. Trasformazione del sorpasso di Veronica Schiavon e meta nel finale per la vittoria di Flavia Severin.
Flavia, per tutti più semplicemente Fly, è la donna bionica del rugby italiano. Una vera e propria wonder woman.
Lo scorso anno ha abbandonato momentaneamente la palla ovale e le “sue” Red Panthers, oltre che l’azzurro, per dedicarsi al progetto ambizioso di partecipare alle Olimpiadi di Rio. Un sogno purtroppo sfumato per poco.

“Col senno di poi e arrivata ora a mente fredda – confida Flavia – Devo dire che la decisione presa dallo staff tecnico e da quello medico è stata giusta. Certo, dispiace moltissimo e resta il grande rammarico. Ho guardato i Giochi in televisione e naturalmente un bel po’ di frustrazione c’era”.

Si, perché Flavia non eccelle solamente nel rugby, ma pratica ben altre tre discipline sportive.
Il primo amore è stato quello per la palla ovale, iniziato a 4 anni nel Rugby Paese, in provincia di Treviso, seguendo le orme del fratello Stefano. Il tutto fino al mini rugby per poi riprenderlo a 18 anni con le Red Panthers e fare incetta di titoli italiani.
Poi, l’atletica leggera.

“Gareggio con il Cus Parma ed ho un personale nel lancio del peso di 14,69 metri”.

La boxe.

“Ho iniziato con la società Treviso Ring per seguire le orme di mio padre che l’aveva praticata in gioventù e vinto il primo titolo italiano proprio il giorno del suo compleanno”.

Infine il sollevamento pesi con la Pesistica Montebelluna.

“Avevo la domenica libera”.
Nella boxe, Flavia ha scoperto una seconda fortissima passione, arrivando a giocarsi titoli europei e mondiali nella categoria +81, i supermassimi, e vincendo per tre volte consecutive il titolo italiano.

“Ho lavorato un anno per perdere peso e arrivare ai 75. La grossa difficoltà è stata poi mantenerlo, ma l’obiettivo era quello di provare ad arrivare a Rio. Purtroppo dopo un anno di durissimi sforzi e sacrifici, il mio corpo ne ha risentito e non ero al top della condizione per poter andare ai Giochi. Dispiace tantissimo, come detto, ma di sicuro non getterò la spugna”.

Intanto ci sarà anche il ritorno alla palla ovale, dove gioca praticamente in tutti i ruoli di mischia, ma in special modo in seconda linea e, nel suo recente passato, anche varie partecipazioni al Torneo Petternella.

“Lo vedo come il massimo torneo italiano per il rugby a sette. È una bella prova ed un ottimo allenamento per puntare ad essere competitivi, chissà magari in futuro anche alle Olimpiadi”.

Alla kermesse sono legati anche alcuni dei ricordi più particolari di Flavia.

“Intanto una vittoria ottenuta con la formazione della mischia delle Red Panthers. Avevamo fatto due squadre, una dei trequarti e appunto quella della mischia e a sorpresa vincemmo noi. Probabilmente il nostro non era un vero e proprio rugby a sette di spettacolo e velocità. Si sa, in fondo, le prime otto sono considerate quelle che fanno il lavoro faticoso, di sacrificio.
Poi l’altro ricordo è che per la prima volta al Petternella ho piazzato dei drop. Una cosa che non avrei mai potuto fare in Campionato”.

C.S.



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