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Intervista a Roberto Roversi

15 settembre 2016 Stampa articolo

petternellaRoberto Roversi è stato prima giocatore nella Rugby Rovigo, poi addetto stampa ed ora giornalista per il quotidiano online RovigoOggi.
Anche a lui abbiamo chiesto le sue impressioni sul torneo e sulla figura di Mirko Petternella.

“Purtroppo non sono sempre riuscito a seguire le edizioni della manifestazione come avrei voluto, ma qualcosa ho visto. È sempre stata un’occasione per ritrovare la famiglia Quaglio e salutare Marina. È encomiabile l’impegno che continuano a mettere nell’organizzazione di questo evento, a così tanti anni dalla sua nascita e con tutte le difficoltà che si riscontrano spesso. Ricordo molti altri tornei sorti nel tempo e che poi sono stati abbandonati, come ad esempio quello per Fabio Rizzi, il tifoso rodigino che venne colpito da un fulmine nello spareggio Scudetto tra Rovigo e Petrarca ad Udine”.

Un torneo che porta avanti un nome significativo nel mondo del giornalismo sportivo.

“Di Mirko ho il ricordo di una persona squisita, di classe, che sapeva mettere la gente a proprio agio. Era quella che si definisce una bella persona. Di cultura e con il quale era facile instaurare un ottimo rapporto.
Io lavoravo come addetto alla comunicazione nella Rugby Rovigo di allora e anche per la Lega Rugby e spesso ci relazionavamo perché conduceva con Domenico Marcozzi la rubrica “Mischia e meta” per la Rai e allora ci sentivamo per notizie, filmati ed altro.
Ci si dava sempre volentieri una mano, anche perché Mirko ha fatto sforzi notevoli per la promozione del nostro sport in televisione. Ci siamo visti più volte, anche nelle rispettive case.
Era un grandissimo appassionato di rugby, ma con lui si poteva parlare di tutto.
Mi ricordo i suoi lunghi viaggi in macchina con l’operatore Marino. Hanno sempre offerto un servizio di qualità, perché curava molto ogni aspetto e ci metteva tutta la sua professionalità.
Nelle sue telecronache emergeva sempre il lato umano del gioco, quello di colore ed emotivo più che quello specificatamente tecnico, anche perché sapeva benissimo di dover arrivare alla gente e che la palla ovale in quel periodo aveva pochi adepti in Italia”.

Un episodio particolare?

“Ad inizio anni ’90 ero addetto stampa dell’allora CZ Cagnoni Rovigo e Mirko mi contattò per portare la squadra che aveva vinto lo Scudetto a Brescia in Rai. Si diede molto da fare e si prodigò con l’amico Sandro Ciotti, che allora conduceva la Domenica Sportiva, e fummo ospiti della trasmissione. In prima fila il presidente Suriani e l’allenatore Lupini”.

Da esperto, che idea suscita oggi il rugby femminile?

“Sono rimasto piacevolmente sorpreso dal Seven alle Olimpiadi. Ho visto un’ottima qualità tecnica. Rispetto al XV lo ritengo anche più adatto allo sviluppo del rugby femminile e devo dire che mi è piaciuto di più della versione maschile a Rio. Ci sono meno contatti, più agilità ed abilità ed è sicuramente adatto ad una vetrina come i Giochi”.

C.S.



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