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Intervista a Maria Beatrice Benvenuti, arbitro Federazione Italiana Rugby

17 settembre 2016 Stampa articolo

petternellaNelle scorse interviste abbiamo spesso sottolineato come l’Italia purtroppo non sia stata rappresentata alle recenti Olimpiadi di Rio nel rugby a sette. Una dichiarazione che, tuttavia, non corrisponde del tutto a verità, dal momento che una rappresentante della palla ovale nostrana, in realtà era presente ai giochi. Si tratta di Maria Beatrice Benvenuti, convocata dal panel World Rugby tra gli arbitri della manifestazione.
Siamo andati a fare quattro chiacchiere con lei.

Quando ha iniziato ad arbitrare e quando ha capito di avere una passione per il rugby?

“Ho cominciato ad arbitrare alla tenera età di 16 anni, in un piovoso novembre del 2009. La mia passione per il rugby è nata circa dieci anni fa, a L’Aquila grazie ai miei due fratelli più piccoli che avevano iniziato a giocare nel famoso Centi Collella. Da lì ho sempre seguito con la mia famiglia tutti i loro tornei in giro per l’Italia innamorandomi sempre di più di questo sport, anche se allora ancora partecipavo solo dagli spalti”.

Come sono andate dal suo punto di vista le Olimpiadi?

“Le Olimpiadi di Rio sono andate molto bene, contro ogni aspettativa forse, vi dico solo che nella finale femminile abbiamo raggiunto 14.000 spettatori. Insomma anche i numeri parlano da soli! Le emozioni e i ricordi sono tanti e tutt’ora mi fanno venire la pelle d’oca. Calpestare l’erba di un campo olimpico e vivere dall’inizio alla fine della partita l’emozione e allo stesso tempo la pressione dei giocatori è un qualcosa di indescrivibile. Il ricordo migliore: la stretta di mano con il capitano della nazionale colombiana nel tunnel prima di entrare in campo nella mia prima partita. Mi ha detto: grazie arbitro di condividere con noi questo esordio. A prescindere da come andrà, per noi è un onore ed una gioia immensa entrare a giocare su questo campo. Buona partita!”.

Obiettivi futuri. “Sei nazioni per quanto riguarda il rugby a quindici e continuare il percorso intrapreso da oramai tre anni nel 7’s World Series, nella speranza di continuare ad aprire qualche porta a chi seguirà le mie orme”.

Pensa che le Azzurre potranno puntare anche loro all’obiettivo olimpico a breve?

“Le ho viste più volte nei tornei europei. Proprio lo scorso luglio ho partecipato con loro al mondiale universitario di Swansea in Galles. La tenacia non manca, serve solo continuare a lavorare duramente come stanno già facendo e soprattutto essere squadra. Sono certa possano puntare all’obiettivo olimpico e tifo per loro perché riescano a realizzare presto anche questo sogno, se lo meritano davvero, vi assicuro”.

Conosce il Torneo Petternella, l’unico Seven a campo completo femminile in Italia?

“Si, lo conosco per fama, ne ho sentito parlare perché ormai è una competizione internazionale fondamentale per la crescita del rugby Seven in Italia”.

C.S.



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