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Adriese. L’assalto ai due tifosi rodigini è un’autentica vergogna

12 dicembre 2016 331 visite Stampa articolo

tifosi-delta-rovigoE li chiamano tifosi! Ieri dopo il derby vinto in extremis dal Delta Rovigo con gol di Alessandro due tifosi della “Vecchia Guardia” rodigina sono stati vigliaccamente aggrediti da un gruppuscolo di pseudotifosi granata. Sono stati costretti a consegnare le sciarpe biancazzurre che avevano al collo che sono state calpestate. Non solo: i due sono stati anche malmenati ed uno di loro ha dovuto fare ricorso alle cure mediche mentre l’altro è riuscito a difendersi subendo minori danni. Sembra non ci siano conseguenze gravi per entrambi i tifosi biancazzurri ma questo lenisce la gravità dell’episodio.

Anche durante la partita sono partiti cori ingiuriosi e volgari all’indirizzo della città capoluogo (Rovigo m…….) ma anche contro la diesse biancazzurra Lorenza Visentini, la cui unica colpa è quella di essere una bella ragazza, che era in compagnia del fidanzato Enrico Gherardi, ex del Delta, ora capocannoniere dell’Eccellenza trentina con 18 gol con la squadra del capoluogo Trento. La stessa Visentini ha commentato gli episodi con signorilità, soprassedendo a qualsiasi protesta per il trattamento subito da lei stessa, da tifosi e squadra. Anche per non aizzare inutili polemiche.

Ci saremmo aspettati che la società granata porgesse le sue scuse ai soggetti rodigini coinvolti nelle intemperanze. Alla città di Rovigo, rappresentata dall’Assessore Luigi Paulon che ha seguito la partita assieme al suo omologo adriese Federico Simoni, alla diesse biancazzurra ma soprattutto ai due sfortunati tifosi finiti nel mirino di gente che intende il calcio solo come valvola di sfogo di situazioni personali al limite della psicanalisi.

Probabilmente però la società granata a fine gara era troppo impegnata ad analizzare negli spogliatoi la difficilissima situazione venutasi a creare dopo la decima sconfitta, senza la presenza del diesse Sante Longato, anch’esso finito probabilmente sotto la lente d’ingrandimento della famiglia Scantamburlo. E pensare che è stato un derby vissuto con sano agonismo da parte delle due squadre che si sono affrontate con estrema lealtà sportiva.

 

Pierre



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