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Intolleranza al lattosio: dai test alla terapia

3 gennaio 2017 Stampa articolo

milkL’intolleranza al lattosio è presente in più della metà della popolazione mondiale.
Circa il 50% della popolazione italiana ne è affetta, anche se non tutti i pazienti manifestano sintomi. La patologia si verifica in caso di deficienza dell’enzima lattasi, si manifesta cioè quando viene a mancare parzialmente o totalmente l’enzima in grado di scindere il lattosio ovvero il principale zucchero del latte (latte di mucca, di capra, di asina oltre che latte materno) presente anche in molti altri prodotti caseari o derivati del latte.

Esistono diverse forme di intolleranza al lattosio:

Forma primaria: è generata dal deficit di produzione della lattasi. Si può manifestare nel bambino con lo svezzamento, circa a 2 anni di età, oppure più tardivamente nell’adulto in seguito ad una riduzione progressiva della produzione della lattasi.

Forma secondaria: è invece causata da altre patologie, infiammazioni acute e infezioni dell’intestino o patologie croniche intestinali come: celiachia, morbo di Crohn, linfomi, sindrome dell’intestino irritabile. Si tratta di una forma transitoria che si risolve nel momento in cui si ha la guarigione della malattia responsabile. Anche trattamenti antibiotici, chemioterapici o con radiazioni ionizzanti possono portare ad una intolleranza al lattosio come conseguenza della loro tossicità sulla mucosa intestinale.

Vi è poi da segnalare una terza forma molto rara, detta forma congenita con un’incapacità permanente di produrre la lattasi funzionale. Questa forma congenita è dovuta a mutazioni del gene che codifica l’enzima lattasi, quindi una totale assenza di lattasi sin dalla nascita (il neonato sviluppa diarrea non appena nutrito con latte materno o formulato) e persiste tutta la vita.

Diagnosticare la patologia è possibile tramite l’H2-Breath Test, largamente diffuso, che valuta la presenza di idrogeno nell’espirato prima e dopo la somministrazione di 20-50g di lattosio, prelevando almeno 6 campioni di aria ottenuti facendo soffiare il paziente in una sacca a intervalli regolari (ogni 30 minuti), per un tempo minimo di 3 ore.

In caso di malassorbimento di lattosio, dopo l’assunzione di quest’ultimo, dovuto all’assenza della lattasi, nell’intestino si verificano processi di fermentazione con relativo aumento di produzione di idrogeno, che viene assorbito in circolo ed eliminato attraverso i polmoni con il respiro. Nell’intestino in condizioni di normalità si produce un quantitativo minimo di idrogeno: un suo incremento nell’espirato, dopo l’assunzione di lattosio, dimostra un malassorbimento di varia entità, da lieve a moderato o grave.

L’altra possibilità dal punto di vista diagnostico è il Test Genetico che analizza la predisposizione all’intolleranza al lattosio studiando la composizione genetica dell’individuo, individuando quindi i soggetti che potrebbero manifestare un deficit enzimatico. Il test genetico prevede l’impiego di un tampone boccale per il prelievo della mucosa orale (dalla parete interna della guancia).

Il test genetico manifesta un’elevata sensibilità (97% dei casi) e specificità (95% dei casi). Essendo un test semplice e non invasivo, è di facile esecuzione anche nel bambino, in cui il Breath Test è invece difficile da effettuare. E’ da sottolineare che le difficoltà per chi è intollerante al lattosio non vengono solo dal cibo; infatti il lattosio è utilizzato in moltissimi farmaci ed integratori alimentari come eccipiente, compresi i granuli omeopatici.

L’unica terapia per trattare questa intolleranza è l’esclusione dalla dieta degli alimenti contenenti lattosio per un periodo di almeno 3-6 mesi, per permettere la remissione completa di tutti i sintomi e la ripresa della normale funzionalità intestinale.

Dopo tale periodo si possono reintrodurre nella dieta bassi quantitativi di lattosio per poi accrescerli e valutare la reazione, soprattutto nel caso di una intolleranza al lattosio secondaria. Esistono in commercio integratori di lattasi, che non sono curativi ma vanno solamente assunti poco prima dei pasti in cui si sospetta possa essere presente lattosio, introducendo così l’enzima mancante per neutralizzare o ridurre i sintomi.

Se vuoi saperne di più vieni in farmacia a chiedere un consiglio, ti aspettiamo con il nuovo test genetico e i migliori integratori di lattasi.

 

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Dott.sse Maddalena e Patrizia Zanetti
tel.0425/412038

C.S.



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