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Francesco Cominato, generale di vent’anni

Il capitano dei gialloblu: “Esempio e sacrificio, questo il mio modo di guidare il gruppo”
9 marzo 2017 Stampa articolo

 

cominatoQuando a Francesco hanno consegnato la fascia di capitano lui – pur orgoglioso per il riconoscimento ricevuto – ha reagito con la serenità dei veterani. Ma Francesco Cominato ha poco più di 20 anni. Metà dei quali vissuti immerso in un rettangolo verde a inseguire un pallone ovale. La seconda linea rodigina è diventata quest’anno il leader del gruppo gialloblu, un team di amici dove l’esperienza dei senatori supporta l’energia trasmessa dai più giovani. E Cominato si è trasformato nel traino ideale del gruppo. Un leader che alle parole preferisce l’esempio. E che, in campo, sceglie sempre un placcaggio come discorso di incoraggiamento da offrire ai compagni.

 Francesco, capitano del Frassinelle nonostante la giovane età. Come vivi questo ruolo, in campo e in spogliatoio?

“Non è un ruolo facile, soprattutto in campo: offrire sempre il 101% e dar sicurezza ai compagni. Fuori dal campo, mi comporto come se non fossi capitano, perché in spogliatoio a mio parere i ruoli si annullano, siamo tutti allo stesso livello”.

 Come cerchi di dare l’esempio?

“Offrendo il meglio possibile, sempre. Così facendo, credo sia d’aiuto a livello generale: fare un bel placcaggio, ad esempio, può trasmettere di più di tante parole ed è questo che serve a una squadra. Dare il massimo e sacrificarsi secondo me è sempre l’esempio migliore”.

 Dove ritieni di poter migliorare come giocatore. E quali sono i tuoi punti di forza?

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Cominato – foto di Deborah Vigna e profilo Facebook di Francesco Cominato).

“C’è sempre qualcosa da migliorare, piccole cose che possono fare la differenza. In alcuni frangenti dovrei controllare di più l’impulsività, che in campo a volte mi sovrasta. Un punto di forza potrebbe essere il carisma, che in molti dicono sia il mio pregio, anche se io non ci faccio troppo caso”.

 La canzone che ascolti sempre prima di entrare in campo.

“Adoro il rap italiano, prima delle partite mi piace ascoltare canzoni ‘cattive’ e in particolare quelle del rapper romano Noyz Narcos: la canzone Verano Zombie è quella che mi regala più carica”.

A che corso di laurea sei iscritto?

“Scienze Motorie, a Ferrara. Sto frequentando il secondo anno, per ora con risultati soddisfacenti…addirittura sopra le mie aspettative”.

 

Cosa ti piacerebbe fare da grande?

“Mi piacerebbe rimanere nel mondo dello sport, quello che adoro di più. Ancora più bello se fosse un lavoro legato al rugby”.

A Frassinelle sei anche educatore del Mini Rugby. Come procede questa esperienza?

“Molto bene, stare con bambini e fare l’Educatore è molto appagante, soprattutto quando si vedono i progressi, allenamento dopo allenamento. Faccio parte di un gruppo di Educatori fantastico (con Andrea Patrian, Thomas Argenton e Barbara Brugnoli) che mi fa sentire a mio agio”.

Quali sono gli insegnamenti che cerchi di trasmettere ai bimbi?

“Il messaggio più grande da trasmettere ai bambini è quello della correttezza e del rispetto, valori basilari nel rugby, che hanno insegnato anche a me quando ero piccolo”.

 Una cosa che non manca mai nella tua borsa per andare al campo.

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Cominato – foto di Deborah Vigna e profilo Facebook di Francesco Cominato).

“Una maglietta del Frassinelle! Questione di superstizione”.

Un compagno di squadra che vorresti avere sempre al tuo fianco.

“Nicola Parolo o Paolo Bassora. Due amici, prima ancora di compagni di squadra, che accompagnano la mia vita rugbistica sin dai primi anni delle giovanili. In campo sono una sicurezza, dei ‘cani da caccia’, sono quegli amici con i quali basta uno sguardo…e a volte nemmeno quello”.

 Un ruolo che non potresti mai interpretare in campo. E perché.

“L’apertura. Bisogna avere la testa fredda per 80 minuti e la responsabilità è altissima. Sei il fulcro dell’attacco, anello essenziale tra mischia e tre quarti. Bisogna nascere apertura, non si diventa”.

 Un’esperienza rugbistica che ti piacerebbe vivere in futuro.

“Giocare nell’alto livello sarebbe una grande esperienza, per capire le proprie potenzialità e per vedere come funzionano le realtà professionistiche”.

 Se Francesco non fosse un giocatore di rugby, cosa sarebbe?

“In un modo o nell’altro avrei incrociato il mio cammino con la palla ovale. Cambiando realtà forse avrei provato il basket, mi affascina molto come sport”.

 Un pensiero che hai sempre prima di entrare in campo.

“Divertirmi. E far divertire i miei compagni, il mio allenatore e chi è sugli spalti a vedere la partita”.

 

 

 

 

 

C.S.



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