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A Frassinelle la presentazione “l’Uragano nero”. Vita,morte e mete di un All Black

Mercoledì 22 marzo alla Casa del Popolo Marco Pastonesi racconterà la storia di Jonah Lomu
14 marzo 2017 Stampa articolo

pastonesi‘Lomu è entrato ed è rimasto nel mondo del rugby come un marchio, come un simbolo, come una leggenda. Ha cambiato il rugby, ha segnato la fine di un’epoca e l’inizio di una nuova’. Mercoledì 22 marzo la Casa del Popolo di Frassinelle verrà avvolta dalla magia del mito All Black, Jonah Lomu, raccontata da Marco Pastonesi che presenterà la sua ultima meraviglia letteraria, L’uragano nero. Vita, morte e mete di un All Black. Dalle 19.30 (ingresso gratuito), il famoso giornalista ripercorrerà le tappe della vita della leggenda neozelandese attraverso il suo inconfondibile storytelling. L’evento, organizzato dal Rugby Frassinelle, sarà aperto a tutti.

Marco, spesso ha sottolineato il suo ‘debole’ per i gregari. Ora, come protagonista del suo scritto, ha scelto uno dei più grandi. Forse il più grande. Perché?

‘Perché ha cambiato il rugby, quella meta contro l’Inghilterra – la prima di quattro – ha segnato la fine di un’epoca e l’inizio di una nuova, un prima e un dopo Lomu. Perché la storia di Lomu era cominciata in salita (la famiglia povera, il padre alcolizzato, il quartiere violento, le amicizie pericolose) e poi era proseguita in discesa (il rugby che lo ha salvato dalla galera, fino agli All Blacks), poi l’invulnerabilità minata da una malattia genetica, e la fine annunciata eppure imprevista. Perché Lomu è entrato ed è rimasto nel mondo del rugby, come un marchio, come un simbolo, come una leggenda’.

Appassionato di ciclismo, ma tendente al rugby e con un nuovo libro che ha come protagonista un campione ovale. Quale il messaggio che vuole trasmettere?

‘Racconto storie. Il ciclismo ha il dono dell’avventura, il rugby dei valori. E se il rugby mi ha aiutato a imparare a stare al mondo, il ciclismo esaudisce tutta la mia curiosità, geografica e umana’.

Tre nomi: Lomu, Pantani, Battaglini. Tre leggende da lei raccontate e accomunate da una fine sfortunata. C’è un nesso tra le storie di questi lomucampioni?

‘Si nasce, si muore, e intanto si sta al mondo: loro tre nel reparto giocattoli della vita, che è lo sport. Un bel modo per indugiare, trattenersi, ancorarsi all’infanzia’.

Ciclismo e rugby, due sport di fatica. Cosa accomuna i due sport? E cosa invece li rende differenti l’uno dall’altro?

‘Il ciclismo è uno sport individuale, anche se si corre a squadre, il rugby è lo sport di squadra per la sua natura. Il ciclismo è uno sport popolare, il rugby è uno sport comunitario. Il ciclismo ha come teatro la strada, quindi un palcoscenico lungo centinaia di chilometri, il rugby si gioca in una scatola verde. Nel ciclismo uno vince, ma nessuno perde, nel rugby c’è una squadra che perde. Il comune denominatore – per me – sta nella possibilità di raccontare storie. E sta nel vento: la bicicletta è una macchina da vento, e il pallone da rugby è ovale perché è pieno di vento’.

Perché una persona dovrebbe appassionarsi di ciclismo.

‘Perché il ciclismo è avventura ed esplorazione, è sfida e lotta, è un viaggio nel mistero e nella bellezza. Perché la bicicletta è un tappeto volante, è un paio di ali, è un emporio di incontri e un’officina di allegria’.

E perché dovrebbe innamorarsi del rugby.

‘Perché il rugby è guerra e poi la pace più bella del mondo, perché insegna a rispettare quella sottile linea che divide la fisicità dalla violenza, le regole dalle trasgressioni, perché è scacchi giocati anche a forza di gambe e braccia’.

Un campione che ha sempre ammirato.

‘Tutti quelli che fanno sport – anche i gregari, anche i panchinari – hanno una bellissima storia da raccontare: la loro’.

Il libro che Marco Pastonesi non ha ancora scritto.

‘Sul pugilato. Magari ce la farò’.

C.S.



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