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Dario Darani: “obiettivo mancato, ma c’e’ tanta voglia di rimettersi in gioco”

L’head coach guarda al futuro: “Non mi muovo da Frassinelle, ambiente splendido”
9 giugno 2017 Stampa articolo

 

dardaniFRASSINELLE (Rovigo) – A poco più di un mese dalla fine del campionato e con gli impegni agonistici volti al termine l’head coach della prima squadra, Dario Dardani, analizza il cammino gialloblu. Al termine della sua seconda stagione alla guida del Biscopan Frassinelle l’allenatore rodigino traccia un bilancio finale del lavoro con uno sguardo al prossimo torneo, che lo vedrà nuovamente alla guida dei galletti.

Dario, ad attività conclusa, quale è il suo bilancio della stagione?

“Il giudizio finale sulla stagione è inevitabilmente negativo in quanto non siamo riusciti a raggiungere – anche  se solo per due punti – il nostro obiettivo stagionale, che era il secondo posto”.

Il rammarico più grande?

“La partita casalinga contro il Lido, letteralmente buttata via. All’inizio del secondo tempo conducevamo per 22-10, poi c’è stato un blackout generale e abbiamo perso 22-32 contro una squadra decisamente alla nostra portata. Anche la gara contro il Monselice ha avuto un epilogo che non mi aspettavo e ne abbiamo parlato a lungo con i ragazzi. Purtroppo in un campionato a 7 squadre, ogni passo falso può essere pesantissimo”.

Aspetti positivi da archiviare.

“Sicuramente la partita in casa con il Rovigo, con i rossoblu che avevano solamente due giocatori della prima squadra oltre ad alcuni dell’under 18. È finita con due punti di scarto, a dimostrazione che ad armi pari ce la potevamo giocare con tutti”.

Rovigo fuori portata anche grazie a un regolamento che permette il flusso di giocatori dall’Eccellenza alla Serie C?

“Sia ben chiaro, Rovigo ha giustamente sfruttato il regolamento, ma quest’anno con loro non c’era una reale possibilità di confronto. Conosco i ragazzi che giocano in rossoblu, li rispetto e molti di loro li ho anche allenati. Tuttavia trovo assurdo un regolamento che permette ad atleti professionisti di giocare in un campionato di Serie C2. Accanto a una disparità tecnica c’è anche un problema di incolumità degli stessi atleti. Non credo che la Federazione, vista la poca considerazione dei massimi campionati, abbia un reale interesse per tornei come il nostro”.

Quali invece gli aspetti negativi.

“Un campionato a 7 squadre – considerati i team che hanno rinunciato – non è facile da affrontare. Abbiamo vissuto anche 6 settimane di pausa, disputando partite organizzate dal Comitato che non avevano valenza per la classifica. Assurdo!”.

Riguardo il team?

“La poca professionalità di alcuni giocatori. Che giochi in Eccellenza o in C2, i comportamenti devono essere simili: allenarsi il più possibile, ad esempio, aspetto che a volte è venuto meno. E’ un lavoro profondo, difficile da attuare nel giro di un paio di stagioni, ma con la società stiamo viaggiando in questa direzione e sono certo che ce la faremo”.

Cosa è mancatrugbyo per centrare l’obiettivo promozione?

“Le partite contro Lido e Monselice sono state determinanti”.

Su quali aspetti si concentrerà il lavoro nei prossimi mesi?

“Stiamo lavorando per costruire un gruppo di 30 atleti. Oltre a Cantarello, perderemo altri giocatori e il lavoro immediato è quello di costruire una rosa solida”.

Il lavoro non si ferma dunque.

“Certo. Due volte alla settimana ci troviamo inoltre per giocare “al tocco” e migliorare la tecnica individuale. Non possiamo rimanere fermi per tre mesi”.

Cosa secondo lei è migliorabile?

“Tutto! Basta avere la voglia di mettersi in gioco, è quello che ho detto ai ragazzi. Ognuno deve trovare dentro di sé la voglia di diventare migliore come giocatore, come uomo. Se non è così, ha sbagliato sport o quanto meno ha sbagliato squadra. La società sta lavorando tantissimo per i ragazzi ed è giusto che riceva il massimo da ognuno di noi, giocatori e staff”.

Da dove riparte il Rugby Frassinelle?

“Da un gruppo più snello, tra ritiri e addii, ma sicuramente più unito, più forte. Ripartiamo da un’ottima base e con tanta voglia. Fosse per me comincerei la stagione la prossima settimana”.

Il suo futuro sarà dunque ancora a Frassinelle?

“Assolutamente sì, e spero ancora per molto tempo. In gialloblu mi sono trovato divinamente dal primo momento, ci sono persone meravigliose che stanno facendo un lavoro eccezionale, basti guardare i numeri del settore giovanile. Sono fiero di fare parte di questa società”.

rugbyCome coach, quale filosofia di gioco le è propria?

“Amo il gioco di movimento, ma allo stesso modo adoro una maul che avanza 15 metri e viene spinta in meta dal pacchetto. Ma il punto è un altro. Credo che un allenatore debba cercare di sfruttare al meglio le potenzialità dei propri uomini per arrivare al risultato finale, che è vincere le partite. Mentre, quando alleni una squadra giovanile, devi rispettare il percorso di crescita e dare più armi possibili, quindi competenze, ai giocatori, quando invece alleni una squadra seniores devi cercare di sfruttare al meglio le armi che possiedono, affinarle, e dare una maggiore attenzione anche alla vittoria”.

Un insegnamento che cerca sempre di trasmettere al gruppo.

“La passione. A volte mi domando se nel mio caso non sia una malattia vera e propria, ma senza passione non si può fare uno sport duro e pieno di sacrifici come il nostro. Con la passione sono forse più difficili da digerire le sconfitte, ma il piacere delle vittorie (e non sono solo quelle in campo) è indescrivibile…benzina sul fuoco. E quando vedo questo fuoco nei giocatori, è la vittoria più bella perché, da quel momento, quel fuoco difficilmente si spegnerà”.

Cosa non deve mai fare un allenatore?

“Non deve mai pensare di essere arrivato. È l’inizio della fine e questo vale anche per i giocatori. Quindi si deve aggiornare, guardare partite, confrontarsi con altri allenatori e mettere a disposizione sempre le proprie competenze, solo così si cresce”.

Su quali aspetti deve invece insistere?

“Professionalità e lealtà. Professionalità, altrimenti non può essere chiesta ai giocatori. Lealtà, perché siamo persone. Se manca, anche nei confronti, non faremo strada. Né io, né i miei giocatori”.

C.S.



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