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Quando a Rovigo sbocciarono le 15 rose!

1 marzo 2011 Stampa articolo

Sono passati la bellezza di 114 anni da quando in Inghilterra Millicent Fawcett fondò il movimento delle “Suffraggette” e da quel momento le donne ne hanno fatte di miglia sulla via dell’emancipazione. Viviamo in un mondo in continua evoluzione e di strada ce n’è ancora da fare molta anche se finalmente, passo dopo passo, le donne stanno conquistando fette importanti nella vita sociale entrando di diritto in ambienti dai quali, fino a non molti anni fa, venivano escluse. Troviamo così donne impegnate nelle forze armate in prima linea, dirigenti di grandi aziende ed in tanti altri ambienti tradizionalmente “maschili”. Ecco allora, in parallelo, ragazze conquistare e praticare sport “da uomini”: la boxe, la “noble art”, è solo l’ultima di queste frontiere ad essere superate. In buona sostanza non esistono più sport “da signorine” con buona pace di quanti, ironicamente, hanno la cattiva abitudine di classificare le varie specialità di squadra. Le donne hanno conquistato tutto il panorama sportivo ed oggi possono finalmente ritagliarsi i loro spazi da protagoniste e non più solo come grazioso contorno alle competizioni maschili, buone magari per preparare il thè caldo negli spogliatoi tra un tempo e l’altro o attendere infreddolite in tribuna che i loro uomini la finiscano di rincorrersi o di azzuffarsi, in “mutande”, per un pallone. Oggi le donne sono protagoniste, come protagoniste assolute sono state lo scorso 6 Febbraio allo Stadio “Mario Battaglini” nel primo turno del Torneo Femminile delle Sei Nazioni quando nel “tempio” del rugby italiano si sono affrontate le nazionali d’Italia e d’Irlanda. Quindici ragazze per parte, tumultuoso gineceo, un mare in tempesta, fiere lottatrici su un verde tappeto rettangolare. Di donne se ne contavano anche otto per ogni panchina, addirittura un arbitro e due assistenti tutte sbarcate dal pianeta Venere, uniche attrici di uno sport che, una volta, era solo per gli uomini. Un evento internazionale straordinario per la città di Rovigo, universalmente riconosciuta come la città del rugby, fortemente voluto dalla signora Gisella Bellinello, vedova dell’indimenticato Isidoro Quaglio, per celebrare quel giorno di vent’anni fa quando, anche a Rovigo, il rugby diventò donna, un’altra faccia della stessa medaglia.

La signora Quaglio ama il rugby, l’ha sempre amato come l’amava il buon Doro straordinario campione dell’era epica dei “Bersaglieri”. A casa Quaglio si mangiava “pane & rugby” e potevi trascorrere intere serate ad ascoltare gli aneddoti raccontati dal grande Doro. Un fiume in piena da poterci scrivere un libro su quei racconti. E la Gisella li ad ascoltarlo, a memorizzare ogni passaggio assimilando e metabolizzando quanto sentiva. Gli sarebbe servita un giorno tutta quella “scienza rugbistica”. L’avrebbe utilizzata per mettere in piedi un progetto ambizioso.

Siamo nei primi anni novanta del secolo scorso e già da qualche tempo, sui prati dell’IRAS, quartiere di San Bortolo, sull’onda dei successi ottenuti dai “Bersaglieri” alcune giovani ed un pallone da rugby iniziarono a flertare. E’ straordinario notare come questo quartiere rodigino abbia ancora una volta fatto da culla ad una squadra di rugby. Il mito “Maci” Battaglini nacque nei “casermoni” di San Bortolo e dal “piazzale” in terra battuta posto d’avanti alla chiesa parrocchiale iniziò a rimbalzare, a passare di mano in mano, correndo avanti e passando indietro, quell’ovale che farà conoscere la città di Rovigo in tutto il mondo. L’idea di quelle pioniere nacque, quasi per caso, durante la tradizionale Sagra di San Bortolo. A far loro da tutor Luciano Biscuola un grande ex “Bersagliere” degli anni d’oro. Anche Jajà aveva toccato il suo primo pallone da rugby sul “piazzale” di San Bortolo. Divenne poi un ottimo mediano di mischia, un placcatore formidabile e con il fratello Silvano formò una coppia difficilmente contenibile dagli avversari nei primissimi anni ’60. Pian piano sotto la cura di “Jajà” Biscuola quelle poche coraggiose iniziarono a sgrezzarsi, appresero i fondamentali, affinarono la tecnica di base ed iniziarono a diventare vere rugbiste. La voce cominciò a diffondersi in città e molte ragazze confluirono nella “squadra” di Biscuola.

Questo a Rovigo. Ma come si presentava il movimento del rugby femminile nel resto del Paese in quegli anni a cavallo tra gli ’80 ed i ’90? Il campionato era nato sotto l’egida della UISP nella stagione 1985/1986 e fin dalla prima edizione venne dominato dalle Red Panther di Treviso fino al Torneo 1990/1991, l’ultimo dell’era UISP, quando la Federazione Italiana Rugby iniziò, finalmente, ad interessarsi al movimento femminile. La FIR, nella stagione successiva, organizzò il primo campionato di serie A di rugby a XV femminile che assegnò anche il primo scudetto “ufficiale” (i precedenti non vennero mai riconosciuti dalla Federazione, n.d.r.) alle solite Red Panther che, per la cronaca, rimasero imbattute fino alla stagione 2003/2004 quando le ragazze del Riviera del Brenta riuscirono ad interrompere l’egemonia delle trevigiane.

Le Rose Rovigo nacquero dunque nello stesso anno del campionato federale! Nell’Agosto del 1991 venne fondata la Società sotto la supervisione della signora Gisella Bellinello che riuscì ad organizzare quelle giovani donne che si allenavano ai campetti dell’IRAS con altre che confluivano direttamente al “Battaglini”. Per la moglie di Doro era giunto il momento di mettere in pratica tutta la “scienza rugbistica” immagazzinata in tanti anni di “pane & rugby” mangiati in casa Quaglio. Coinvolse, ovviamente, in questa nuova avventura Doro e, soprattutto, la figlia Enrica che da promettente giocatrice di basket in serie A, si trasformò in giocatrice di rugby di successo. Le Rose Rovigo Rugby erano sbocciate e si preparavano a debuttare contro il Bologna nella prima giornata del primo campionato italiano federale di rugby femminile. La missione era compiuta ed il sogno di quelle giovani donne si era finalmente realizzato. Mancavano solo da espletare le ultime formalità per iscrivere la squadra al nuovo campionato. Fu Pier Luigi Franco, l’allora commissario del Comitato Interregionale della Venezie (CIV), a consegnare alla signora Quaglio tutta la modulistica necessaria per formalizzare l’iscrizione de Le Rose Rovigo Rugby alla Federazione. Fece di più il ragionier Franco. Oltre ai moduli il Commissario consegnò alla presidente Bellinello anche una muta di maglie del Comitato di modo che le sue ragazze potessero iniziare l’attività agonistica avendo a disposizione almeno una divisa. La nuova avventura poteva avere finalmente inizio!

I primi periodi furono davvero difficili anche se molti si adoperarono per aiutare le ragazze nel preparare la stagione agonistica. Inizialmente la preparazione atletica fu curata dal professor Giovanni Raisi, un altro mito della palla ovale polesana. Le ragazze di Stefano Bordon, altro grande rossoblù che nel frattempo aveva ricevuto il testimone da “Jaja” Biscuola, dimostravano molta buona volontà ma non erano probabilmente ancora del tutto pronte per affrontare delle avversarie che comunque, anche se in un contesto UISP, praticavano il rugby già da diversi anni. Era trascorso troppo poco tempo tra il giorno nel quale le prime pioniere avevano iniziato a flertare con quella palla ovale ed il giorno nel quale Le Rose Rovigo Rugby debuttarono nel campionato d’eccellenza femminile. L’entusiasmo e l’impegno comunque non mancavano. “Le Rose” avevano carattere e andavano avanti imperterrite per la loro strada sempre a testa alta infischiandosene anche della becera indifferenza machista manifestata a bordo campo da qualcuno che invece di sostenere il loro impegno, stupidamente punto su un anacronistico orgoglio maschile, andava al “Campo 2” del “Battaglini” per offenderle e deriderle. Comunque, nonostante tutte queste difficoltà, le ragazze della Gisella Bellinello continuarono a sognare.

Il primo anno d’attività de Le Rose Rovigo Rugby si chiuse molto positivamente. Oltre che al campionato nazionale di Serie A le rossoblu parteciparono alla Festa dell’Alpago Rugby (31 Maggio 1992); al Torneo di Rugby a 7 di Volpago del Montello (7 Giugno 1992), dove colsero un sorprendente secondo posto alle spalle del Treviso Campione d’Italia, e si fecero inoltre carico dell’organizzazione di un triangolare, giocato a Frassinelle il 1° Maggio, che vide la partecipazione del Treviso e dell’Alpago oltre che dell’organizzazione della 1ª Festa Nazionale del Rugby Femminile (7 Giugno 1992) che vide confluire al “Battaglini” le Selezioni Nord-Est, Nord-Ovest, Centro-Sud e Sardegna.

Nella stagione sportiva 1992/1993 si presentarono al via del Campionato, inserite nel Girone Nord con Benetton Treviso, Rho Milanese, Vicenza, Bologna e Alpago Belluno (per dovere di cronaca nel Girone Sud erano inserite le squadre di Sardegna 1 e 2, Perugia, Roma e Lazio, n.d.r.), con una rosa forte di 25 atlete composta da: Jessica Battaglini (pilone), Elisabetta Borgato (3ª linea), Annamaria Codamo (trequarti), Sonia Coltro (pilone), Elsa Croce (estremo), Barbara Dall’Ara (trequarti-centro), Raffaella Ferrari (3ª linea), Samanta Galletto (3ª linea), Giulia Gugiari (trequarti-ala), Maria Chiara Gugiari (3ª linea), Ilaria Lionello (trequarti), Silvia Marinelli (pilone), Nicoletta Mazzilli (trequarti-centro), Silvia Nalin (trequarti-ala), Giovanna Navarrini (tallonatore), Monica Penolazzi (mediano d’apertura), Federica Picelli (estremo), Enrica Quaglio (2ª linea), Valeria Rizzi (trequarti-centro), Giorgia Santella (3ª linea), Simona Scaranello (mediano di mischia), Ilaria Tiziani (tallonatore), Jessica Valsecchi (trequarti-ala), Carolina Zambelli (2ª linea) e Mariangela Zanforlin d’Isanto (pilone). Con questa squadra “Le Rose” disputarono un campionato di discreto livello riuscendo a dimostrare che anche il rugby al femminile può diventare piacevole a livello tecnico e di conseguenza diventare avvincente per il suo pubblico e stimolante per le atlete che lo praticano. Infatti, al via del loro terzo Campionato, sempre inserite nel Girone Nord con Bologna, Alpago, Mira, Vicenza, Treviso e Rho, la rosa si arricchì di altre atlete richiamate dal successo ottenuto dal rugby “in rosa”. Così Mara Badan (3ª linea), Marina Bellesia (estremo), Federica Della Gatta (2ª linea), Linda Frigatti (3ª linea), Silvia Olivieri (trequarti-ala), Laura Pellegrini (3ª linea), Michela Tiziani (pilone) e Nabila Zaia (trequarti-ala) si unirono alla truppa di Patrizio Zanella che nel frattempo aveva assunto la guida tecnica de “Le Rose” per la stagione 1993/1994. Nel successivo Campionato, chiamato sulla panchina del Rugby Villadose, Zanella venne sostituito dalla coppia Barion-Borsetto. Trascorsi sei mesi, a prendere le redini della squadra fu il solo Graziano Barion, passato alla storia dei “Bersaglieri” come il “Niger”, che allenò le ragazze fino all’arrivo sulla panchina de Le Rose Rovigo Rugby di Antonio Romeo.

L’avventura delle terribili ragazze di Gisella Bellinello nel massimo campionato femminile di rugby proseguì, negli anni, con diversi alti e bassi tanto che, ad un certo punto, per poter garantire il proseguimento dell’attività fu necessario sottoscrivere un accordo di collaborazione con il Rugby Rho e, successivamente, con il Roccia Rubano. Le soddisfazioni in campo sportivo comunque non mancarono tanto che le rossoblu si regalarono anche la soddisfazione di conquistare il secondo posto nel campionato 1996/1997 riuscendo inoltre a portare tre atlete in maglia azzurra: Sonia Coltro, Enrica Quaglio e l’attuale “capitana” della Nazionale Paola Zangirolami, oggi giocatrice del Riviera del Brenta.

Purtroppo nel 2001, con rammarico ma con grande realismo, la Società ritenne di non avere atlete in numero sufficiente per affrontare l’attività agonistica. Gli echi dell’ultima epoca d’oro dei “Bersaglieri”, quella che aveva regalato gli stimoli necessari per avventurarsi in questa iniziativa sportiva, si erano ormai spenti. Una crisi vocazionale, lenta ma inesorabile, aveva investito anche il mondo del rugby “in rosa” rodigino. Non per questo però si smise di parlare di rugby al femminile. La passione, fortunatamente, non si era del tutto sopita ed anche senza squadra la Società continuò ad esistere mantenendo il suo impegno in memoria di Mirko Petternella, un grande amico del rugby e giornalista Rai, scomparso e ricordato da tutti come “la voce televisiva del rugby”. A partire dal 3 Novembre 1996 infatti, “Le Rose” organizzano il Torneo “Mirko Petternella”, torneo di rugby a Sette femminile partito, a dire il vero, un po’ in sordina è diventato con gli anni un autentico ed atteso evento aperto a squadre Seniores ed Under 15 e divenuto internazionale dal 2005. Questa competizione ha saputo dare grande risalto al “Seven” e proprio da qui è ripartita l’attività agonistica de Le Rose Rovigo Rugby, che dalla stagione 2008/2009 sono “rifiorite” per partecipare alla Coppa Italia, attività federale finalizzata alla crescita del rugby femminile anche in questa specialità che sarà disciplina olimpica dal 2016. Torneo, il “Petternella”, che continua a dare lustro anche a livello internazionale alla città di Rovigo e che nell’ultima edizione disputata nello scorso mese di Novembre, vinta per la cronaca dalla Nazionale italiana che ha superato in finale il Benetton Treviso, ha visto la partecipazione di 160 atlete suddivise in 16 squadre. Un grande successo per il “piccolo” mondo del rugby femminile che a Rovigo, grazie a “Le Rose”, ha trovato la sua casa tanto che, sempre lo scorso anno, il mese di Maggio ha salutato le finali di Coppa Italia Seven, atto conclusivo del torneo organizzato dalla Federazione Italiana Rugby che ha visto impegnate 23 squadre Seniores e 7 squadre Under 16. L’esperienza organizzativa accumulata dallo staff della “presidentissima” Gisella Bellinello ha dunque ormai raggiunto livelli eccelsi e l’organizzazione dei grandi eventi di rugby a XV nei quali viene coinvolta la Nazionale femminile, come ad esempio l’incontro disputato il 4 Aprile 1993 tra l’Italia e la Francia e, soprattutto, quello valevole per il Sei Nazioni giocato dalle azzurre contro l’Irlanda lo scorso 6 Febbraio, sono il fiore all’occhiello della signora Quaglio che ha trovato, anche nella figlia Enrica, un’eccezionale Marketing Coordinator.

Anche per il rugby femminile oggi vestire la maglia della Nazionale significa giocare nel prestigioso Torneo delle Sei Nazioni, la competizione più importante dell’emisfero nord. L’Italia è entrata a far parte del gotha del rugby europeo nel 2007 e nella conviviale di fine gennaio organizzata dal Panathlon Club di Rovigo alla vigilia del match d’apertura del Torneo 2011 il Commissario Tecnico della Nazionale, Andrea Di Giandomenico, ha auspicato che questi grandi eventi internazionali possano aiutare ad allargare la base di quello che è oggi il movimento del rugby “in rosa” in Italia. I numeri della Federazione parlano di seimilacinquecento atlete tesserate suddivise tra le dieci squadre del campionato nazionale di rugby a XV, le quaranta società del rugby “Seven” e le dodici formazioni Under 16. Numeri ancora molto piccoli se paragonati, ad esempio, con quelli espressi dall’Inghilterra, campione in carica, che può vantare un movimento rugbistico femminile numericamente superiore a quello espresso dal movimento maschile in Italia! Nonostante ciò, le ragazze del CT aquilano Di Giandomenico, mettono in campo tutte se stesse uscendo dal rettangolo di gioco sempre a testa alta riuscendo inoltre a togliersi delle soddisfazioni come accaduto nella scorsa edizione del Torneo quando, nell’ultima giornata, andarono a cogliere una straordinaria vittoria in Galles, cosa mai riuscita finora ai “maschietti” che devono accontentarsi di un pareggio con i “Dragoni” gallesi!

Speriamo davvero che tutto questo interesse, anche mediatico, messo in campo per l’organizzazione di questo importante evento disputato al “Battaglini” davanti a circa 2500 spettatori, possa aver contribuito a riportare finalmente l’entusiasmo necessario per far rifiorire rigogliose come un tempo Le Rose Rugby creando definitivamente, anche a Rovigo, un movimento femminile stabile e vincente. La passione non manca e non mancano nemmeno le capacità organizzative di uno staff ormai collaudato e che lo scorso 6 Febbraio ha saputo imbastire attorno all’evento 6 Nazioni un esempio di Marketing Sportivo di successo. Comunque sia, per “Le Rose” presenti in tribuna in quel soleggiato pomeriggio di febbraio, vedere un “Battaglini” così pieno per un incontro di rugby femminile dev’essere motivo di grande orgoglio e riscatto di un’epoca, ormai lontana, nella quale iniziarono la loro pioneristica avventura tra mille difficoltà e lo scetticismo generale.

“Se son rose fioriranno” recita un vecchio adagio! Auguriamoci che a ri-fiorire siano “Le Rose Rugby Rovigo”. Rose certo non prive di spine; difficoltà comunque superabili grazie allo straordinario spirito dell’ “homo rugbista”, di genere maschile o femminile che esso sia. Come detto: il rugby è anche donna, l’altra faccia di una stessa medaglia. Sport nato per gli uomini ma che la passione ha modellato adattandolo anche alle caratteristiche del “gentil sesso” senza però per questo snaturarne la femminilità. E chi c’era nel “terzo tempo” di Italia – Irlanda non potrà che confermarvelo!

Raffaello Franco



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