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Intervista a Mirko Zamana

27 aprile 2018 Stampa articolo

rugbyFRASSINELLE (Rovigo) – Nove foto, come il numero di maglia che ha indossato principalmente, con coraggio e dedizione, e come l’età che aveva quando nel lontano 1988 ha indossato per la prima volta la maglia neroverde del Rugby Villadose nel mini rugby.

Quella di domenica prossima contro il Conegliano in via Pelandra sarà una giornata particolare e di sicuro piena di emozioni per il mediano di mischia del Dose, Mirko Zamana, che saluta ufficialmente il rugby giocato ed il suo pubblico, quello che l’ha visto calcare campi per trentanni.

Nato il 10 maggio 1979, inizia appunto a muovere i primi passi a Villadose dove gioca tutte le giovanili fino all’under 18, quando approda a Rovigo in un’annata poco fortunata a livello personale, con un infortunio alla spalla che gli costa lo star fuori a guardare i compagni vincere lo scudetto di categoria e gli farà saltare la coppa del mondo giovanile in Argentina.

Nel mezzo tante selezioni nazionali, under 15, 16, 17 con un podio in coppa Europa a Praga grazie anche ad un suo drop nella lotteria dei calci finali durante la finale terzo-quarto posto.rugby

Poi il rientro alla base e l’approdo in prima squadra, un rapido passaggio nel 2006 al Valsugana in serie B e l’anno successivo apre la strada all’approdo di altri professionisti nel rugby a stelle e strisce, andando a giocare per sei mesi negli Stati Uniti a Denver.

Oltre alla nazionale giovanile, arrivano le chiamate delle selezioni dell’università di Bologna dove nel seven conquista due titoli italiani e dove soprattutto si laurea in scienze motorie, oltre a conseguire un diploma di massaggiatore professionale: sua attuale professione come massaggiatore sportivo, chinesiologo con attività motorie anche per la terza età e preparatore atletico della stessa prima squadra.

Il ritorno a Villadose è nuovamente una parentesi, prima di provare l’avventura a Lendinara, ispirato dalla figura del compianto Alberto Dal Martello, che farà risbocciare in lui l’amore per la palla ovale.

Sono anni duri, con troppi infortuni a fiaccarne il morale, ma c’è ancora la maglia neroverde ad aspettarlo, quella con cui domenica chiuderà una splendida carriera.

“Dopo la nascita dei miei tre figli Pietro, Davide e Anna, ho deciso che questo sarebbe stato il mio ultimo anno – dice Mirko -. Sono contento che abbiamo raggiunto la salvezza a dicembre, passando poi in poule promozione e giocandocela sempre con tutti. Peccato ora in questa fase conclusiva siamo meno performanti fuori casa, visti infortuni, assenze, impegni. Con tre figli, le cose per mia moglie Tiziana si stavano facendo dure da gestire e quindi è giusto che faccia un passo indietro per la mia famiglia”.

rugbyOltre ad aver giocato, principalmente come mediano di mischia, ma anche come estremo, conquistando due promozioni (una in B e una in C1) con il Villadose, oltre ai già citati titoli universitari e a quello giovanile con il Rovigo, Mirko ha anche allenato per dieci anni mini rugby e giovanili del Villadose e del Lendinara, togliendosi diverse soddisfazioni.

Tanti indubbiamente i pezzi da ritrovare nella scatola dei ricordi.

“Ci sono state tantissime esperienze e a citarne qualcuna mi sembrerebbe quasi di fare un torto ad altre. Ricordo il settimo posto al Milani con una giovanile risicata, il primo anno a Lendinara in cui arrivammo secondi con una squadra piena di giocatori che non avevano mai giocato, i tanti anni a Villadose. Forse se dovessi citarne uno, mi verrebbe da dire la promozione del 2001, quando passammo in C1 vincendo a Padova la finale con il Valsugana con una mia meta allo scadere: sicuramente uno dei ricordi più belli. Era il primo anno di Flaviano Brizzante al Villadose e il Briz è anche il motivo per cui ho deciso di giocare qui quest’anno e chiudere la carriera sotto la sua guida”.

Difficile, però, pensare che si metta realmente la parola fine in un amore tra Mirko ed il rugby. Magari saranno soltanto appesi gli scarpini al fatidico chiodo.

“È ancora un punto di domanda – chiude Zamana -, perché ancora non so cosa voglio fare. Sono in fase di meditazione e non ho ancora preso una posizione in merito. Certo mi dispiacerebbe lasciare del tutto, ma ora mi prenderò un mese di tempo e di totale riposo dopo il campionato per staccare completamente e poi capirò cosa fare”.

 

 

C.S.



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