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Tito Lupini e Gert Smal, due sudafricani a Rovigo

31 maggio 2018 Stampa articolo

rugbyCapitano del Rovigo 1988 era uno dei giocatori più esperti, di origini italiane ma proveniente dal Sudafrica, che finì anche per rappresentare gli Azzurri e il cui nome è ancora sinonimo di leggenda in Polesine: Tito Lupini.

“Sono rimasto a lungo a Rovigo e ho tantissimi ricordi, di quando abbiamo vinto e di quanto abbiamo pianto, ma ovviamente anche ricordi speciali delle tante persone che porto sempre nel mio cuore. Rovigo è la mia seconda casa. Sono venuto per poche settimane e sono rimasto 8 anni. Verrò anche con la mia famiglia per stare qualche giorno e poi proseguirò per alcune cose di lavoro in Europa. Cerco di venire una volta all’anno. Ci sono stato nel 2017 e penso tornerò anche per un po’ a luglio”.

Un ritorno rimasto in dubbio per alcuni momenti.

“Arrivo a Rovigo oggi pomeriggio e partirò poi domenica pomeriggio. Dovrò andare in Grecia e quindi all’inizio avevo qualche dubbio, ma ho anche parlato con la mia famiglia e ci siamo detti “come fai a non andare?”. Rovigo e quella squadra sono stati una parte importante della mia vita. Ci saranno tutti i giocatori e gli amici ed era impossibile non essere presente”.

Il gruppo, in effetti, è ancora molto unito, nonostante siano passati tanti anni e fu il motivo principale forse di quella vittoria.

“Eravamo un gruppo con molti giovani. Può essere un vantaggio come no. Ovviamente manca esperienza, ma c’è tanta voglia di fare e giocare. L’allenatore era giusto, la squadra era giusta: c’era tutto per poter far bene. Anche se erano ragazzi giovani, giocarono in modo incredibile. E poi c’era la città. Tutti i tifosi erano straordinari e ci supportavano sempre, furono decisivi per arrivare alla vittoria finale. Si crearono tutte le condizioni ideali, anche se non credo fossimo la squadra più forte in quel campionato. Alla finale a Roma abbiamo combattuto e non ci siamo mai arresi, giocando fino al fischio finale, ma se una di tutte quelle condizioni non si fosse realizzata probabilmente non avremmo vinto. Rovigo però vinse quello scudetto e fu fantastico”.

Ovviamente c’era da considerare l’impatto con il rugby italiano.

“Arrivavo dalla Currie Cup in Sudafrica, ma come straniero per me non ci fu solo la necessità di adattarmi ad un rugby diverso, ma ad un intero Paese e ai suoi stili di vita. Sia io che gli altri ci adattammo però in fretta”.

Aiutato in questo da tutta la squadra.

“Come detto, era un gruppo giovane ma assolutamente affamato e motivato a giocare e fu per me un grande onore poterne essere il capitano. Penso che nel rugby sia fondamentale come sport collettivo essere davvero una squadra. Ci si arriva con coraggio, stando assieme e aiutandosi costantemente l’un l’altro. Valeva per noi giocatori, ma anche per le nostre famiglie. Ad esempio, le nostre mogli si aiutavano sempre tra loro in qualsiasi faccenda”.

La dimostrazione principale di quel non mollare mai è proprio la meta decisiva contro Treviso.

“Fu un momento di assoluta brillantezza da parte di Ravanelli e Brunello. Ovviamente han fatto ciò che dovevano e ciò che era necessario fare in quei momenti, per cui nessuno pensò nemmeno per un attimo fosse la scelta sbagliata”.

 

Di Rovigo hai portato con te nel tempo anche uno dei suoi prodotti culinari principali: la ciabatta, che hai iniziato a commercializzare in Sudafrica.

“Scoprii la ciabatta polesana a Rovigo. La mia famiglia era nel ramo delle costruzioni. Decisi di proseguire come panettiere, chiesi la licenza di commercializzare in Sudafrica la ciabatta e ora ho i miei panifici e pastifici nel Paese. Ho tre aziende, una a Durban e due a Johannesburg e faccio ancora un sacco di pane”.

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Smal

Oltre a Tito Lupini, domani sera in piazza Vittorio Emanuele II ci sarà anche l’altra leggenda sudafricana Gert Smal, già terza linea degli Springboks, che ha anche allenato, così come Western Province, Stormers e la nazionale irlandese.

“Di Rovigo ho tanti ricordi e sono successe talmente tante cose che sceglierne una è difficile. Ricordo le tante persone che venivano a tifarci e che a Roma arrivarono in treno e quando giochi in una squadra è sempre una cosa importante. A Rovigo ho lasciato parte del mio cuore, una grande parte della mia vita l’ho passata in rossoblu”.

Ricordi restano anche della finale.

“Massimo prese quel gap e sapevo che avremmo segnato. Ma in particolare torna alla mente la fantastica atmosfera e il tifo caldo che ci sosteneva”.

Quella stagione passò anche alla storia per il record delle otto mete che Smal segnò nella gara di andata dei quarti di finale contro Noceto.

“Fui soltanto il finalizzatore di tutto il lavoro della squadra. Non so se fu un record, comunque quando segni una meta non sei solo tu, c’è tutto il lavoro sporco di chi sta dietro che ti ha reso possibile marcare. In quella stagione abbiamo avuto la possibilità di metterci in luce e l’abbiamo fatto”.

Nel tabellino, è apparso anche in qualità di calciatore.

È vero, ma c’ero abituato. Calciavo in allenamento e anche in Sudafrica lo facevo”.

Dopo trent’anni ci si ritrova tutti assieme per celebrare lo scudetto della stella.

“Arrivo in Europa per rivedere alcuni amici il 29, poi starò a Rovigo per la festa e qualche giorno sul lago di Garda con la famiglia. Arrivai a Rovigo nel 1985, poi tornai per il servizio militare in Sudafrica e di nuovo nel 1987 al Battaglini. Non torno in Italia da circa dieci anni, credo che l’ultima volta fu al compleanno del vecchio rivale padovano Galeazzo. Ho parlato con Tito la settimana scorsa per sentirci in proposito. Sarà bello rivedere i vecchi compagni e gli amici”.

C.S.



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