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Intervista a Simona Sorrentino

L’atleta della Rhodigium Basket è rientrata dall’esperienza all’EuroCup di Mosca, dove era impegnata con la squadra ASD Sordi Pesaro
26 novembre 2019 Stampa articolo

ROVIGO – Ritorna ad allenarsi con il gruppo della serie B Simona Sorrentino, l’ala forte della Solmec Rhodigium Basket, in rientro dall’esperienza all’EuroCup di Mosca, dove era impegnata con la squadra ASD Sordi Pesaro. La competizione si è chiusa al secondo posto per le italiane, arrese solo in finale con il punteggio di 71-62 contro la formazione lituana Tyla Kaunas. Esperienza decisamente positiva per Simona e per tutta la pallacanestro non udenti italiana che si conferma una realtà consolidata e competitiva a livello internazionale. Per Simona non solo la soddisfazione di aver conquistato il secondo gradino del podio, ma anche il riconoscimento personale di Best Big Forward della competizione, a dimostrazione della grandissima prestazione nel corso di tutto il torneo.

Nativa di Ragusa e cresciuta in una famiglia di cestisti, dal padre ai fratelli maggiori che le hanno trasmesso l’amore per il basket, Simona nonostante la giovane età (21 anni) vanta già una grandissima carriera a livello nazionale ed internazionale. Si forma nelle giovanili della Passalacqua Ragusa, storica società militante in seri A1, confrontandosi ogni giorno in allenamento con giocatrici del calibro di Brunson e Consolini. Nel 2016 una piccola parentesi a Scafati, per poi approdare alla Virtus Cagliari sotto la guida di Iris Ferazzoli, dove raggiunge la maturità cestistica. Due anni fa si iscrive all’università di scienza motorie di Unife e grazie alla chiamata di coach Braida, allenatrice di livello nazionale, entra a far parte della famiglia Rhodigium. Ormai rodigina di adozione, Simona è alla sua seconda stagione in maglia rossoblu e da quest’anno ha assunto il ruolo di istruttrice minibasket al fianco di Nicola Braggion, divenendo un grande punto di riferimento per i giovanissimi atleti dei gruppi Pulcini, Scoiattoli e Aquilotti 2010.

Nel 2016 grazie ad amicizie comuni viene contattata da capitan Cascio e dall’allenatrice Sara Braida, per partecipare al primo raduno della nazionale sorde a Scafati. Il primo impatto è per lei molto importante, perché entra per la prima volta in contatto con una realtà fino ad allora a lei sconosciuta e che la porta a condividere con altre ragazze non udenti la passione per la pallacanestro. Il gruppo è affiatato e competitivo, e agli Europei di Salonicco nel 2016, quando Simona ha appena diciotto anni, arriva subito la prima storica medaglia di bronzo, battendo la nazionale ucraina allo scadere. L’anno successivo al DEAFLYMPICS, le olimpiadi per non udenti di Samsun in Turchia, la nazionale sorde riconferma il grande lavoro fatto, portando a casa la medaglia di bronzo, la prima in una manifestazione mondiale. Durante lo stop di un anno del gruppo senior in assenza di competizioni, le atlete under21 prendono parte al mondiale di Washington e Simona conquista da capitano la sua terza medaglia internazionale, ancora di bronzo, e si aggiudica il premio come miglior Pivot della competizione. Negli anni la squadra migliora e la realtà della pallacanestro sordi cresce con lei, forte dei risultati accorsi nelle varie competizioni; all’EuroCup di Verona le italiane conquistano finalmente il primo posto del podio e Simona viene nominata Miglior Ala Forte della manifestazione. Ripartito il ciclo di impegni internazionali, la nazionale senior partecipa al mondiale in Polonia, dove fa il sesto piazzamento, dopo un torneo molto competitivo e condizionato dai tanti infortuni della squadra azzurra.

L’EuroCup di Mosca andato in scena la settimana scorsa, nonostante sia un torneo per club, è servito alla nazionale non udenti, scesa in campo con la maglia dell’ASD Pesaro, per riscattare la parziale delusione della competizione mondiale.

Simona, sei di ritorno da un grandissimo risultato all’EuroCup, cosa porti a casa da questa esperienza?

“È stata un’esperienza assolutamente positiva ed importante perché il livello si è alzato rispetto la scorsa edizione. Siamo partite con assenze importanti, ed essere riuscite a portare una medaglia d’argento a casa ci dice che il gruppo è solido e voglioso di migliorarsi sempre. C’è soddisfazione per il risultato importante in una competizione a ritmi così serrati; giocavamo due partite al giorno e non tutte le ragazze sono abituate a questi ritmi. Nelle prime partite infatti eravamo più in difficoltà, ma siamo riuscite a cercare le giocatrici più in forma; le mie buone prestazioni sono anche frutto del lavoro di ogni giorno con le mie compagne della Rhodigium. C’è stata però una crescita nel corso del torneo, soprattutto in difesa è aumentata l’alchimia del gruppo.
Siamo arrivate seconde nel nostro girone, battendo la rappresentativa russa e Monaco e cedendo solo alle lituane che poi abbiamo ritrovato in finale. Siamo cresciute partita dopo partita, vincendo prima contro San Pietroburgo ai quarti di finale e poi la semifinale contro la Polonia di un punto. In finale forse abbiamo pagato la stanchezza accumulata nel corso della settimana, ma abbiamo lottato fino alla fine contro una Lituania molto fisica.”

Nonostante la delusione della finale, tu e Giulia Sautariello siete state nominate nel miglior quintetto della competizione.

“I riconoscimenti fanno sempre piacere. È sicuramente dovuto al lavoro di tutto l’anno in palestra con la Rhodigium, dove posso confrontarmi con giocatrici di grande personalità; in più abbiamo un allenatore molto preparato come Fabio Frignani. Il premio di Miglior Ala Forte è un ulteriore stimolo per me per fare sempre meglio. Non posso che condividere questo premio con le mie compagne della nazionale: è il gioco di squadra che porta a fare uscire le buone qualità di un atleta.”

L’EuroCup nasce come competizione per club ma vi siete presentate come nazionale italiana.

“Si abbiamo colto l’occasione per trovarci come fosse un raduno della nazionale per allenarci, per crescere e stare insieme, senza però perdere di vista l’obiettivo finale. È stata un’occasione per confrontarci con squadre di livello, che hanno anche la possibilità di acquistare giocatrici straniere.

Come è nata la nazionale italiana sorde?

“La squadra è nata grazie al lavoro del direttore tecnico Beatrice Terenzi e la giornalista Elisabetta Ferri che nel 2010 hanno fondato la nazionale italiana di basket sorde, radunando diverse persone non udenti, che magari non avevano mai giocato a pallacanestro. La nazionale grazie al contributo delle prime pedine, oggi pilastri della squadra, Sara Canali e Simona Cascio, è riuscita a partecipare a manifestazioni importanti come il mondiale a Palermo nel 2011. Nel corso degli anni il movimento è cresciuto e si sono aggiunte anche giocatrici di livello, come Lorenza Spirito (giocatrice di serie A2 a Viterbo) che arrivò con me nel 2016. A parte Lorenza, siamo giocatrici che militano in campionati che vanno dalla serie B in giù, lavoratrici o studentesse, quindi non siamo giocatrici professioniste, però ci dedichiamo il più possibile alla pallacanestro. I risultati sono arrivati perché siamo un gruppo affiatato che si trova bene sia in campo che fuori e che condivide l’amore per questo sport.”

Nonostante i tanti risultati si parla ancora poco della nazionale sorde.

“Sono convinta che se si parlasse di più di questa nazionale avremmo molto più seguito e ragazze che vorrebbero prendervi parte. Nonostante noi giocatrici abbiamo lo stesso problema, la sordità, ci siamo trovate in un senso di solidarietà che a volte manca anche tra persone udenti. Il senso di solidarietà di questa squadra non ti fa sentire sola. Io sono stata fortunata perché sono sia nel mondo degli udenti che dei sordi, però per chi è stato sempre non udente è stato problematico il relazionarsi con l’altro. Comunicare non si basa solo sul parlare, ma anche attraverso lo sguardo o il toccarsi, dare una pacca sulla spalla alla propria compagna durante la partita. Da questi gesti deriva il senso di squadra che è il nostro marchio di fabbrica come nazionale. Secondo me, la nostra è una realtà che insegna qualcosa; per questo vorrei ci fosse una considerazione maggiore da parte di giornali e organi istituzionali. Lo sport unisce tutti. Alle Olimpiadi eravamo diversi per nazionalità, disabilità e sport praticato ma eravamo tutti lì insieme. Da quando sono in nazionale sono una persona diversa e credo di star portando anche alla Rhodigium un po’del mondo dei sordi.”

Da dove vengono i finanziamenti, soprattutto quelli per le partecipazioni ai tornei internazionali?

“Le artefici del progetto nazionale sorde sono sempre Beatrice ed Elisabetta che vanno a caccia di sponsor che finanzino le nostre uscite; noi facciamo riferimento all’FSSI, Federazione Sport Sordi Italiana, che dà sempre un contributo, ma la maggior parte delle spese viene coperto dagli sponsor. Spesso siamo noi ragazze a pagarci vitto e alloggio, specialmente per i raduni; c’è un grande senso di sacrificio da parte di tutte le persone coinvolte, pur di portare avanti il progetto di nazionale. Per l’EuroCup siamo partite grazie al contributo di Rotary Pesaro e Natascia Baiocchi, che hanno veramente a cuore la nostra squadra.”

Come si svolge l’attività della nazionale nel corso dell’anno?

“Organizziamo raduni in vista degli appuntamenti che ci attendono. Il nostro prossimo obiettivo saranno gli Europei di Cagliari, per il quale abbiamo già previsto tre raduni, il primo a Varese e poi a Rovigo, infine l’ultimo a ridosso della partenza per la Sardegna ancora in via di definizione. Il raduno di Rovigo è stato fortemente voluto da Maria Paola (Galasso, presidente Rhodigium ndr); già l’anno scorso fummo invitate io e la mia compagna di nazionale Viola Strazzari in occasione del Maggio Rodigino per l’incontro Unite nella Diversità.”

Dopo questa esperienza con che spirito riprendi gli allenamenti anche in vista del big match contro Bolzano di sabato prossimo?

“Dall’EuroCup torno più carica di prima, e porterò il mio entusiasmo alle ragazze, perché parte della mia soddisfazione è merito loro. Nonostante la lontananza si sono fatte sentire quando ero a Mosca e mi hanno dato un grande senso di appartenenza al gruppo, un gruppo di cui mi sono veramente innamorata. Oggi sono ancora più convinta che il lavoro porti a buoni risultati, e lavorando ci toglieremo grandi soddisfazioni. Martedì sera ci alleneremo con in testa un solo obiettivo: preparaci ad una vera battaglia per mantenere la vetta della classifica.”

C.S.



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