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Le arti marziali: per saperne di più. 1

kobudo [1]Parte 1

Non è facile, per i non addetti ai lavori, districarsi tra le arti marziali, soprattutto quelle di origine asiatica, e capirne la differenza. Con Arte marziale si intende una disciplina legata al combattimento, che raccoglie al suo interno determinate pratiche e tecniche codificate fondate a loro volta su particolari principi fisici, culturali e filosofici.

Il termine è entrato nell’uso comune agli inizi degli anni Sessanta quando vennero introdotte in occidente le arti marziali orientali, e talvolta viene associata solo a queste ed in particolare alle arti marziali cinesi e giapponesi. Merito particolare per la divulgazione e la conoscenza la filmografia.

Oggi le arti marziali vengono studiate per varie ragioni: ottenere abilità di combattimento, in riferimento allo sport, all’autodifesa, salute fisica, autocontrollo, meditazione, acquisire confidenza col proprio corpo, sicurezza nelle proprie capacità e consapevolezza dei propri limiti.

Esiste una grande varietà di arti marziali, sviluppatesi in luoghi, periodi e per motivi molto diversi tra loro. Quello che le accomuna, però, è un obbiettivo simile: sono sorte per sconfiggere fisicamente una persona, o per difendersi da aggressioni fisiche. In tutte le arti marziali non è sufficiente l’apprendimento delle sole tecniche di combattimento, ma è determinate lo sviluppo delle capacità mentali, spirituali e fisiche.

Un’altra peculiarità che accomuna le arti marziali è la codifica di tecniche di combattimento. Le arti marziali, soprattutto quelle di origine cinese e nipponiche è, oltre al combattimento (kumite: incontro, “kumi”, di mani “te”), la forma (in cinese lu, e in giapponese kata). Il kata viene definito un combattimento contro uno o più avversari immaginari, ma la definizione più giusta si avvicina di più a quella di una danza coreografica, in cui ogni singolo movimento, ogni singolo muscolo segue una logica di controllo, equilibrio e armonia. Nei vari sistemi di combattimento vengono utilizzate una o più sequenze tecniche di mano (pugni, mano aperta, gomiti, polsi, avambracci, dita), tecniche di gamba (calci, ginocchia, piedi), prese, proiezioni, leve articolari, pressione su punti vitali e armi. [2]

Sviluppo delle arti marziali

Le arti marziali si sono sviluppate in tutto il mondo. Molte di queste tecniche hanno perso in popolarità con l’arrivo delle armi da fuoco, ma le arti marziali, soprattutto quelle di origine asiatica sono sopravvissute in quanto non sono solo tecniche di difesa, ma come già detto, qualcosa di più profondo e complesso che riguardano anche gli aspetti filosofici e spirituali. Altri motivi sono l’applicazione sportiva che alcune di queste hanno assunto col tempo, e l’utilizzo che ne viene fatto nell’addestramento militare di alcuni paesi, come il Krav maga israeliano. Tra le arti marziali più conosciute vi sono il karate e lo judo (Giappone) e il cinese wushu, più conosciuto in occidente come kung fu, ma accanto a queste ve ne sono moltissime altre meno note, ed altre che riguardano anche altre zone dell’Asia e gli altri continenti. In Europa troviamo per esempio: la scherma, la lotta greco-romana e il pancrazio da cui discende il wrestling, il Jogo do Pau del Portogallo, e il Juego del Palo delle isole Canarie, oltre al pugilato inglese, la lotta olimpica, il savate francese. Nell’America del Sud la Capoeira e jujitzu brasiliano, in Messico la lucha libre. Tornando in Asia, in Indonesia troviamo il Silat, tra cui il Kateda e il Sindo. In India si trova la complessa arte del Kalarippayattu, in Malesia il Kuantao, in Vietnam il più noto Viet Vo Dao, in Tailandia la boxe tailandese, in Corea il Taekwondo.