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Taschin sulla riforma del sistema sportivo italiano

“Atleti, Asd e impianti vanno messi al centro dell’attenzione. Chi parla di sviluppo dimenticando lo sport compie un errore madornale”
28 agosto 2020 Stampa articolo

coniROVIGO – “Potrei essere l’ultimo Delegato del Coni di Rovigo della storia. Sembra una barzelletta ma quello a cui stiamo assistendo in merito alla riforma dello sport italiano porta a queste conclusioni.” Così commenta Lucio Taschin, il rappresentante dello sport polesano per il Coni, alla luce dell’imminente riforma del sistema sportivo italiano il cui varo è rimandato a settembre.

“Non ne faccio una questione politica – continua il delegato del Coni Rovigo – ma pratica, molto pratica. La riforma che il Ministro Spadafora sta portando avanti tratta diversi aspetti, tra i quali alcuni anche condivisibili. Si va dalla riforma che riguarda i collaboratori sportivi, si parla del numero dei mandati di presidenti di federazione, si era anche ipotizzato l’inserimento di insegnanti di educazione fisica nelle scuole primarie ma su questo aspetto, fondamentale, non ho più visto riferimenti in merito. Insomma, tante cose, ma credo che se si fosse messo al centro dell’attenzione lo sportivo e le Asd che ogni giorno rischiano di proprio conto forse sarebbe stata una proposta più efficacia. Ho trovato poco in materia di impianti anche se è vigente il fondo ‘Sport e Periferie’ i cui effetti non ho visto consistenti nelle precedenti edizioni”.

Sul ruolo del territorio che giudizio dà alla riforma in discussione?

“Mi piacerebbe molto parlare di territorio ma ho visto solo poche righe e anche confuse. Da un lato immagino che dal Governo e dalla neonata ‘Sport e Salute’ si pensi allo sviluppo dello sport sul territorio ma dall’altro mi chiedo in mano a chi. Vedete, l’esperienza che ho fatto in questi anni mi ha reso ancora più convinto che servirebbe un vero manager dello sport territoriale come accade anche in altri Paesi stranieri. C’è da lavorare sugli impianti, sulla promozione dello sport, sul benessere delle persone, sul sistema sportivo e sui manager sportivi, sui grandi eventi collegati a turismo, cultura, sociale, economia. Insomma, c’è un sacco di lavoro e mi sono reso conto che pur avendo negli ultimi anni macinato progetti su progetti ancora non bastano. Chi parla di sviluppo e si dimentica dello sport compie un errore madornale”.

Al Coni sembra essere assegnato un ruolo decisamente marginale sugli aspetti legati allo sviluppo.

“Ancora che ruolo avrà onestamente non lo sappiamo. Di sicuro in quest’anno maledetto, anche se avessi voluto, non avrei potuto mettere in campo un progetto così come, insieme al mio staff e alla fiducia che il Presidente Regionale Bardelle ha riposto in noi, siamo abituati a fare. La cosa mi disturba e non poco perché ci ho messo anni a costruire relazioni sul territorio e ora avere il solo cerino in mano senza poter incidere in modo concreto mi dà molto ma molto fastidio. La verità è che se anche come Coni avessimo visto una linea chiara, decisa per aiutare il mondo dello sport soprattutto di base saremmo stati i primi ad applaudire ma il rischio di avere solo confusione di ruoli è molto alto”.

Insomma, tornando all’osservazione iniziale, potrebbe essere davvero l’ultimo Delegato del Coni della storia rodigina?

“Avrei volentieri fatto a meno di questo ‘titolo’ – scherza Taschin – Ho sempre interpretato il ruolo con passione e dedizione. Ho fatto gioco di squadra con tutte le istituzioni e credo che i riconoscimenti in questo senso ci siano stati. Sono profondamente innamorato dello sport e vorrei davvero che il futuro fosse diverso per tutti quelli che lo amano allo stesso modo”.

C.S.



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