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Moser e Saronni. Il duello infinito di Beppe Conti. Dal 3 novembre in libreria

Divisero in due l’Italia, come Coppi e Bartali. Si parlava di loro nei bar come si parla e si tifa per la Juve o l’Inter, il Milan o chi preferite voi. Anche coloro che seguivano distrattamente il grande ciclismo si schieravano dalla parte dell’uno o dell’altro. Tutti.
30 ottobre 2020 Stampa articolo

editoriaMoser e Saronni, i protagonisti d’un infinito, splendido, storico duello, purtroppo l’ultimo nel grande ciclismo, all’insegna d’una rivalità che ha raggiunto picchi superiori a quella fra Coppi e Bartali. Erano le stagioni in cui gli appassionati di sport si schieravano dalla parte dell’uno o dell’altro, come si fa tifando per l’una o l’altra squadra di calcio.

L’autore visse sempre in prima fila quelle sfide e ripercorre adesso le storie di un’epoca ricca di fascino, gli anni settanta e gli anni ottanta, soffermandosi sui grandi momenti non solo del ciclismo, ma anche del calcio, della Formula Uno, del pugilato e dell’atletica, fra successi e lutti, ricordando cosa stava accadendo in Italia e nel mondo, le Brigate Rosse, i terremoti, tante tragedie, la morte dei Papi e di parecchi uomini illustri. Ma pure vicende liete e gaie della nostra vita, a partire dal Festival di Sanremo.

Un libro che si legge come un romanzo, grazie agli entusiasmanti trionfi ed agli splendidi, irripetibili litigi di Moser e Saronni.                          

Francesco MOSER, trentino doc, è fra i campioni più popolari del nostro grande ciclismo. Possiede alcuni primati importanti. È il corridore italiano che ha vinto di più, oltre 200 corse. Ha realizzato in Messico il record dell’ora in altura, poi quello “a livello del mare” al Vigorelli e quello al coperto a Stoccarda. Assieme a Fausto Coppi, è il solo campione italiano ad aver vinto un mondiale sia su strada che su pista, nella difficile specialità dell’inseguimento individuale. È l’unico italiano ad essersi aggiudicato il Super Prestige nel ’78, una sorta di mondiale a punti del ciclismo. La sua specialità restano le grandi classiche, tre Roubaix consecutive e per distacco, due volte il Giro di Lombardia, la Sanremo e la Freccia Vallone, la Parigi-Tours ed infine altre sfide di un sol giorno.

Beppe Saronni, lombardo anche se nato a Novara, è stato fra i più grandi talenti di gioventù del nostro ciclismo. Forse il più grande in assoluto. A 19 anni era già professionista ed ha cominciato subito a vincere battendo campioni eccellenti, non solo Moser, anche grandi stranieri quando in gruppo c’erano ancora Gimondi e Merckx.

A 20 anni ha sfiorato il mondiale, a 21 ha vinto il Giro d’Italia, s’è poi aggiudicato la Milano-Sanremo per distacco in maglia iridata. E da campione del mondo s’è imposto anche al Giro di Lombardia e poi nell’annata successiva al Giro d’Italia per la seconda volta.

Quando ha smesso di correre è rimasto nel ciclismo professionistico diventando un punto di riferimento per tutti in qualità di team manager di successo rifiutando – per poter svolgere bene quel compito – anche la carica di commissario tecnico della nostra nazionale.

Beppe Conti ha vissuto da vicino le grandi sfide del ciclismo iniziando proprio con i duelli fra Moser e Saronni a metà anni Settanta, con ampie parentesi dedicate al calcio ed allo sci di Alberto Tomba, fra Mondiali e Olimpiadi. Ha debuttato alla Gazzetta dello Sport, ha vissuto una vita a Tuttosport, adesso è opinionista televisivo di Rai Sport.

Per Diarkos ha pubblicato Le leggende del ciclismo.

C.S.



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